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Ego Eco, prima udienza al Tribunale di Gaeta per la richiesta di risarcimento al Comune di Minturno

Ego Eco, prima udienza al Tribunale di Gaeta per la richiesta di risarcimento al Comune di Minturno

L'aula di un tribunale

L’aula di un tribunale

Si è tenuta questa mattina, presso il Tribunale di Gaeta, la prima udienza relativa all’atto di citazione promosso dalla Ego Eco contro il Comune di Minturno. La ditta cassinate chiede un risarcimento di circa sette milioni di euro perché si ritiene danneggiata in maniera “illogica, eccessiva e ingiustificata” per la risoluzione del contratto.

Una procedura che, come si ricorderà, si è conclusa oltre un mese fa con l’adozione dell’atto di risoluzione da parte del Comune di Minturno, per grave inadempimento della controparte del contratto del settembre 2008 stipulato proprio con la Ego Eco. Il prossimo 21 giugno, tra l’altro, saranno aperte le buste con le offerte delle ditte interessate a subentrare alla società di Vittorio Ciummo per un periodo di sei mesi.

Questa mattina il giudice si è riservato di decidere su alcune eccezioni presentate dal Comune di Minturno, rappresentato dal Professor Silvio Martuccelli di Roma, che ha curato tutto l’iter per la risoluzione del contratto, sulla nullità delle richieste presentate dalla Ego Eco. Si dovrà quindi attendere la decisione del giudice, con relativo appuntamento per la seconda udienza.

Il conto presentato dall’azienda – rappresentata dagli avvocati Maria Letizia Casale e Antonio Simeone, entrambi del foro di Cassino – è di quelli salati. La Ego Eco, infatti, pretende la restituzione di circa 473mila euro, frutto delle sanzioni irrogate dal Comune per i disservizi contestati; a questi l’azienda aggiunge gli oltre due milioni di euro per il servizio aggiuntivo reso, costituito dallo svuotamento di 251 cassonetti presenti sul territorio comunale, facenti parte del precedente appalto. Altri 270mila euro circa, invece, dovrebbero essere saldati dal Comune per la rivalutazione monetaria e per il risarcimento danno per mancato utile per il non riscosso pagamento del canone di appalto sino alla sua naturale scadenza e per gli utili non percepiti sui ricavi dell’appalto. A tutto ciò vanno aggiunte le spese per l’acquisto di materiali, attrezzature ed automezzi, ammontanti a oltre tre milioni e duecentomila euro.

E non è ancora finita, perché la Ego Eco chiede alla magistratura di condannare il Comune di Minturno per l’illegittimo comportamento per il danno di immagine, alla reputazione professionale e al prestigio aziendale, quantificabile in un milione di euro. Secondo la Ego Eco l’illegittima pubblicizzazione data al recesso dal contratto sui mass media ha scaturito una campagna mediatica e politica denigratoria attuata contro la stessa azienda, che nell’articolata citazione di 35 pagine accusa il Comune di non aver messo a disposizione un’apposita area per l’isola ecologica, con la quale non sarebbero state irrogate le sanzioni.

Per la Ego Eco il Comune non ha predisposto idonei e appositi controlli all’utenza, non ha predisposto la spazzatura delle strade, non ha riconosciuto lo svuotamento aggiuntivo dei cassonetti del vecchio appalto, non ha provveduto alla richiesta di riequilibrio economico con la revisione del canone di appalto (manodopera, carburante e spese generali).

Una questione piuttosto complessa, come si può capire, che si trascinerà probabilmente per anni e non è detto che per concluderla non si arrivi ad un accordo tra le parti.
Giuseppe Mallozzi

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