Fiori di-versi: verde pubblico e poesia

Fiori di-versi: verde pubblico e poesia

Legambiente e guerriglia cittadina: giardinaggio d'assalto pacifico

Legambiente e guerriglia cittadina: giardinaggio d’assalto pacifico

Mi guardo intorno, prendo esempio da altre realtà, vicine e lontane.

Lo fanno ormai un po’ ovunque… Il comune di Napoli qualche tempo fa ha approvato il Regolamento per l’affidamento senza fini di lucro a soggetti pubblici e privati di spazi destinati a verde pubblico. Il comune di Ferrara ha fatto qualcosa di simile, quello di Gallarate ha indetto addirittura dei corsi di giardinaggio nelle aiuole pubbliche. Anche a Casapulla ci stanno provando e pare che, abbastanza generalmente, la cosa piaccia ai cittadini. Si tratta di curare il verde pubblico, soprattutto quello di piccole superfici come aiuole, spartitraffico, rotonde.

Formia ha affidato la manutenzione delle proprie rotonde ad un vivaio che in cambio (non conosco il contratto, ma immagino sia così) vi appone i propri piccoli cartelli pubblicitari. Ed è qui che vorrei fermare l’attenzione, sul fatto che passando intorno a quelle rotonde, e quasi ogni volta io legga quei piccoli cartelli. Non importa quante volte alla settimana io passi di lì, ogni volta leggo “Vivaio …, giardini…”.  Non mi distraggo dalla guida e godo di quel verde vivace, dell’erbetta rasata come il velluto, dei fiori e delle loro simmetrie. Eppure mi sono chiesta: e se oltre che la pubblicità del vivaio, ci fossero anche cartelli con un verso, e girando intorno all’enorme aiuola io potessi leggere una intera poesia? Passando me ne nutrirei e dopo mi sentirei meglio, ne sono certa, perché sempre mi accade dopo una iniezione di poesia. Sia chiaro, mi fa piacere che il “vivaio…” curi l’aiuola e che lo faccia in cambio di pubblicità, mi sembra un buono scambio (se così è), ma se le rotonde  e le aiuole in genere venissero utilizzate anche per diffondere poesia?

Allora immaginate che il comune indìca un concorso pubblico di affidamento senza fini di lucro di spazi destinati a verde pubblico, che la cittadinanza vi aderisca volentieri, perché affamata di bellezza e perché consapevole che,  specialmente in tempi di vacche magre, bisogna darsi da fare in prima persona.

Immaginate quindi che anche a Minturno i piccoli spartitraffico, le aiuole della villa sul lungomare, le siepi del lungomare, oltre a tutte le piccole rotonde sparse nelle frazioni, gli spazi ai piedi degli alberelli lungo l’Appia, ecc., diventino finalmente belli (bello è un aggettivo sottovalutato perché inflazionato da chi è a corto di sinonimi, ma in questo caso voglio proprio che si parli di bellezza).

Immaginate ora che si trovi un modo di formare un gruppo di lavoro (in paese abbiamo sicuramente risorse valenti) che selezioni versi adatti ad essere letti in modo… itinerante e che ovunque, in tutto il paese, vengano seminati versi pronti ad essere letti e che stiano lì, ad indicarci il bello,  a farci da esempio, a spingerci verso giorni migliori. Non credete anche voi, spinti ora dall’immaginazione, che un paese così sarebbe bello anche per turisti avveduti e che offrirebbe un motivo in più per essere visitato?

Vi avevo parlato dei murales, ora vi parlo di giardini e poesie: lasciatemi dei commenti, fatemi capire se qualche lettore di Minturnet trova queste idee almeno decenti.
Monica Penitenti

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