Processo Ego Eco, l’arringa difensiva di Romolo Del Balzo

Processo Ego Eco, l’arringa difensiva di Romolo Del Balzo

Il Tribunale di Gaeta

Il Tribunale di Gaeta

Si è svolta tra gli strali delle difese all’indirizzo del pm Miliano la penultima udienza del processo Ego Eco, svoltasi ieri pomeriggio presso il Tribunale di Gaeta. Vicino alla conclusione un procedimento che ha visto 11 tra politici, dipendenti del comune di Minturno e titolari della ditta privata che gestiva il servizio di nettezza urbana alla sbarra per i reati di truffa ai danni dello stato e frode in pubbliche forniture

Nell’aula penale del tribunale di Gaeta il giudice monocratico Carla Menichetti ed il pm Maria Eleonora Tortora (in sostituzione di Giuseppe Miliano) hanno ascoltato attentamente le arringhe degli avvocati Luca Giudetti (Giuseppe Papa), Gianni Lauretti e Massimo Signore (Romolo Del Balzo) e Giancarlo Ciufo (Gerardo Ruggeri).

La difesa di Del Balzo ha scelto di abbandonare il “profilo basso” tenuto in questi anni. Insorgendo contro l’accusa formulata in capo all’imputato di aver “concorso” nei reati ascrittigli esercitando pressioni sulla liquidazione dei pagamenti dovuti dal comune di Minturno alla Ego Eco da novembre 2009 ad aprile 2010.

Il consigliere regionale Romolo Del Balzo

Il consigliere regionale Romolo Del Balzo

In cinque mesi Del Balzo, a fronte di incassi della ditta per 559mila euro, tenendo conto di quanto dice la Cassazione, ne avrebbe fatti guadagnare alla ditta quasi 50mila. Diecimila euro al mese, un’inezia però se parametrati con lo stipendio da consigliere regionale. Nonostante le molte domande formulate dalla Procura agli indagati sul suo conto, Del Balzo entrò nell’inchiesta solo il 12 agosto 2010. A distanza di un giorno dalla sua sua iscrizione nel registro, il pm emise una richiesta di 85 pagine. Per la difesa il suo non è un processo “politico”, ma “al politico”, date le cariche ricoperte in questi anni.

Rimane da chiarire quale ragione spinse l’allora consigliere regionale un mese e mezzo dopo la scarcerazione di Vittorio Ciummo, ad incontrarlo. Cosa avessero da discutere di così impellente non è dato saperlo. L’episodio rimane una pagina bianca, perchè del Balzo era presidente del consiglio e dunque non facendo parte dell’amministrazione comunale non aveva alcun potere esecutivo. Racconta della conoscenza fra i due, ma nulla di più.

Dunque ripercorrendo il capo di imputazione Del Balzo non avrebbe nulla a che vedere con le delibere “fantasma” del 2003 e 2004 con le quali il Comune di Minturno allargò i cordoni della borsa pagando due volte – è questa l’accusa – servizi già ricompresi nel capitolato d’appalto. Ma che le difese hanno giustificato con l’entrata in vigore del decreto Ronchi e con un costo dell’appalto tutto sommato tra i più bassi d’Italia.

E non avrebbe nulla a che vedere con quell’allegato “A” dove per la difesa erano indicate le strade da sottoporre a spazzamento. Nessuno però stranamente, altro punto rimasto in sospeso e che però non riguarderebbe la posizione di Del Balzo ma quella di altri imputati, sentì l’esigenza di fornirlo ai tre corpi di polizia che lo stavano cercando invano.

Rimane dunque il “fumus”, prodotto dalle tante intercettazioni, la cui richiesta di proroga fu stoppata dal gip Aielli. Contengono dei nomignoli, secondo la Procura riferibili proprio a Del Balzo. Quale vantaggio avrebbe ritratto però il consigliere dal suo interessamento agli “affari” della Ego Eco non è stato chiarito nell’iter processuale né tanto meno dalla requisitoria del pm. Tanto che nella disposizione da parte del gip del rinvio a giudizio immediato non trovò posto la versione del reato associativo, in cui si ipotizzava, dato il rapporto consolidato in almeno 15 anni tra le aziende ruotanti attorno a Ciummo ed il Comune di Minturno, che il politico potesse essere addirittura un amministratore “de facto” del gruppo aziendale. Incriminazione mancata che la difesa di Del Balzo ha tradotto sarcasticamente con un “vorrei ma non posso”.

Le difese hanno espresso le loro doglianze per essere state più volte intercettate e le loro conversazioni trascritte prima di essere distrutte. Episodio definito grave a cui si sono sommate le lamentele per l’uso della custodia cautelare ritenuto piuttosto “spinto” e di cui il pm aveva già precedentemente in parte chiesto scusa, almeno all’avvocato Casale.

Ma la difesa di Del Balzo ha particolarmente insistito anche sulla concorrenza dei reati contestati. Truffa e frode in pubbliche forniture sarebbero stati contestati per la medesima condotta. Un aspetto contrario al codice su cui il giudice Menichetti è chiamata ad esprimersi, non essendo venuta fuori alcuna indicazione in proposito dalla requisitoria del pm.

Ha colpito particolarmente l’opinione pubblica l’appello rivolto dal pm Miliano alla comunità di Minturno. Non c’è arringa difensiva che non vi abbia fatto riferimento. Occorre però notare che con il termine “comunità”, non si indicano solo i politici e l’istituzione comunale (che potevano costituirsi parte civile e non lo hanno fatto nei tempi previsti dalla legge) ma anche i privati cittadini e le associazioni ambientaliste di cui Minturno ed il Golfo di Gaeta pullula. Nessuno si è avventurato in proprio, pur disponendo di uffici legali nazionali piuttosto attrezzati.

La parte finale dell’udienza è stata monopolizzata dalla difesa dell’ex sindaco Sardelli. Ieri il politico ha annullato la revoca precedente, affidandosi nuovamente agli avvocati Perrino e Fasolino. Un comportamento processuale che non ha sortito però alcun effetto sul giudice Menichetti. Il giudice ha ritenuto infatti esaustiva l’arringa pronunciata durante la scorsa udienza dall’avvocato Coviello, lasciando ai due avvocati la possibilità di depositare memoria scritta o pronunciare repliche. Una linea contestata dall’avvocato Fasolino che ha rappresentato come l’avvocato Coviello in realtà difendesse l’ingegner Fini, con una posizione processuale in contrasto con quella di Sardelli. Prossima udienza il 10 giugno.

Antonello Fronzuto

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