Stefanelli: “L’Udc non parla più alle persone”

Stefanelli: “L’Udc non parla più alle persone”

Gerardo Stefanelli

Gerardo Stefanelli

“Oggi il simbolo Udc non è più in grado di parlare alle persone, viene accostato a una stagione passata della politica, a temi che sono distanti dalla vita di tutti i giorni. L’Udc è visto come un partito vecchio, sebbene non sia così. E, aspetto più sconfortante, è che nessuno dei nostri leader nazionali ha affrontato con autocritica l’andamento disastroso delle elezioni, sebbene siano trascorsi ormai quattro mesi. Anzi, dallo stesso Casini vengono ricercate cause esterne come l’alleanza con Scelta Civica che non ha prodotto i risultati sperati.

Il punto non è con chi costruire la prossima alleanza, ma qual è l’identità dell’Udc oggi e chi è in grado di rappresentarla in prospettiva futura. Al di là dei buoni propositi, non può essere credibile chi per vent’anni ha rappresentato in prima linea il nostro partito. L’ora è scoccata e c’è bisogno di discontinuità, di partecipazione reale perché non si possono decidere le sorti di un partito, a tutti i livelli, nel chiuso di un comitato. Basta tatticismi, basta personalismi”. Lo dichiara in una nota Gerardo Stefanelli.

“Se prima non definiamo cosa vogliamo diventare, – aggiunge Stefanelli – qualsiasi altra operazione sarà fallimentare. D’altro canto, però, non è certo chiudendoci in noi stessi che possiamo rilanciare un progetto credibile. Purtroppo, quella che si è registrata a livello nazionale è l’incapacità nell’aprire il dialogo costruttivo con altre realtà. Altrimenti non si spiegherebbe l’insuccesso di un’altra iniziativa lungimirante, come quella del Partito della Nazione, ma di fatto mai nata.

Tagliare i ponti con Scelta Civica sarebbe un errore, un passo indietro che preoccupa. Oggi, infatti, è necessario a tutti i livelli saper rispettare l’autonomia di tutti i gruppi che compongono la nostra area. Ne abbiamo avuto un chiaro esempio con le liste civiche a Sabaudia e a Formia. Se fossero state colonizzate dall’Udc non avrebbero avuto lo stesso successo. Per questo è bene proseguire su questa strada della condivisione, ma anche dell’autonomia.

Dobbiamo aspirare a un partito leggero, che non significa inconsistente. Dobbiamo costruire un partito capace di dialogare con associazioni, fondazioni, movimenti e gruppi di persone che rappresentano interessi comuni. Un partito che ha il coraggio di mandare messaggi forti e netti, al passo con i tempi, cosa che l’Udc non è più in grado di fare”.

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