Dopo Musicangiando: alcune riflessioni

Dopo Musicangiando: alcune riflessioni

Un momento di Musicangiando (foto di Roberto Tartaglia)

Un momento di Musicangiando (foto di Roberto Tartaglia)

Musicangiando è stato il secondo evento dell’Edizione 2013 del Premio Dragut, a seguire l’escursione di maggio sul Monte di Scauri, curata dall’Associazione Atargatis. Questa volta il Comitato si è avvalso della preziosa opera dell’Associazione Morpheus per la parte musicale e dell’Associazione Civiltà Contadina per quella gastronomica. Le due giovani e validissime band, gli “Over the End” e i “Codice Pin”, hanno costituito il principale intrattenimento della serata, coinvolgendo i presenti con la loro bravura ed allegria. Altro “piatto forte” della manifestazione (è proprio il caso di dirlo!) è stato il menù, genuino e popolare, offerto da Civiltà Contadina a prezzi più che interessanti: “fasuri co’ le cotene”, fresella, salsiccia e vino rosso. Specialità, semplici ma sincere, della nostra zona.

Ad importante corredo della serata era presente anche il mercatino vintage, che pure ha attratto molti visitatori con i vari ed interessanti stand di prodotti artigianali; il Comitato era presente con un proprio banchetto di autofinanziamento, presso il quale era possibile reperire informazioni per la partecipazione al concorso, oltre che il bando per lo stesso. L’Associazione REES Terre Rare ha offerto un seminario sull’autoproduzione di sapone con ingredienti naturali, sottolineando gli aspetti ecologici e anche simbolici di questo procedimento, una volta alquanto comune tra le donne del paese. Un altro stand ospitava l’Associazione Atargatis e la Cooperativa “Al di là dei Sogni” di Sessa Aurunca, iniziativa di collaborazione tra due soggetti molto attivi nei loro settori di competenza: la vendita da parte di questo banchetto dei prodotti del Consorzio “Nuova Cooperazione Organizzata”, ottenuti da terreni confiscati alla camorra con metodi ecosostenibili e con il contributo determinante di persone altrimenti emarginate, ha rappresentato un ulteriore elemento caratterizzante della serata.

Lo scenario in cui si è tenuta la manifestazione è stato il parco Recillo di Marina di Minturno, conosciuto anche come “Parco delle Paperelle”. Si è utilizzata la parte del complesso munita di teatro all’aperto, che ben si è prestato per gli scopi degli ideatori dell’evento.

Un momento di Musicangiando (foto di Marco Tarantino)

Un momento di Musicangiando (foto di Marco Tarantino)

Con tutta sincerità, è stata la prima volta che ho messo piede in quell’area del parco; del resto, anche la parte più verde, con la pineta e le giostrine per i bambini, è stata per me una scoperta molto recente. Diciamo che questa zona rappresenta due aspetti che sono, a mio modo di vedere, alquanto caratterizzanti del periodo che vive il paese: un lungomare al buio per problemi di manutenzione proprio alla vigilia della stagione turistica, con tutti i danni di immagine che questo comporta e comporterà (oltre a potenziali conseguenze in termini di sicurezza); una piccola ma importante area verde restituita di recente dal comune alla piena fruibilità da parte di famiglie e bambini, liberi finalmente di godere dell’aria di mare e dei giochi in tranquillità e sicurezza (e si spera che questo “restyling” ponga definitivamente la parola fine ai ripetuti episodi di teppismo di cui i poveri pennuti del parco sono stati spesso vittima nel recente passato).

La riscoperta di vari angoli del nostro paese e del nostro territorio è uno degli obiettivi che rientrano nello spirito del Premio Dragut: al di là della notevole affluenza in termini numerici, ciò che ha maggiormente colpito gli organizzatori è stata la voglia di partecipazione, di stare insieme, di ricercare elementi di svago nella semplicità e nella freschezza che la manifestazione medesima ha cercato di esprimere. Ciò suggerisce che una parte preponderante della popolazione manifesta il desiderio di riappropriarsi e di godere di porzioni di territorio di cui per un tempo troppo lungo si è privata. E se ciò è accaduto, è stato per una sorta di abulia e di menefreghismo che ha colpito tanto i privati quanto le autorità competenti, e che ha portato alla violenza o all’oblio verso vari preziosi angoli del nostro comune: penso ai ciottoli saccheggiati della Spiaggia dei Sassolini; al Tempio della Dea Maricae, la Dea Madre del popolo minturnese, ricoperto dai rovi e misconosciuto ai più; alle discariche abusive piccole e grandi che infestano come bubboni il nostro territorio; allo stato di incuria e degrado in cui versano ampie porzioni del Centro Storico di Minturno o la Villa di Marco Emilio Scauro (che poi il Console non abbia, con ogni probabilità, mai messo piede a Scauri, è un altro discorso). Sono solo alcuni esempi, che denotano comunque lo scempio che si è compiuto e che si è accettato come un qualcosa di inevitabile, praticamente da tutti, nel corso del tempo.

Si può invertire questa tendenza? Si può far leva sulla volontà che la parte maggioritaria della cittadinanza ha di fruire liberamente del proprio paese, delle sue vie, dei suoi parchi? Sono forse un sognatore ad auspicare queste speranze? In realtà, io credo che l’inversione di tendenza sia già iniziata: molti processi iniziano sotto traccia, in sordina, per poi rivelarsi dopo un certo periodo di tempo come irreversibili e benefici per tutti. I cambiamenti hanno bisogno di tempi propri, che spesso non vengono ben percepiti dalle varie categorie di osservatori.

Da questo punto di vista, la riscoperta e la riacquisizione da parte della cittadinanza degli spazi comuni del paese può avvenire mediante una serie di “occupazioni” di questi concordate tra associazioni, comitati civici, persone di buona volontà da un lato, e autorità competenti dall’altro, prima fra tutte quella comunale: l’organizzazione di eventi, manifestazioni, seminari, occasioni di coinvolgimento e di sensibilizzazione va nella direzione auspicata con sincerità anche da molti attori politici del paese, senza alcuna distinzione di colore. Una sinergia tra i due elementi, quello civico/cittadino e quello politico, credo sia possibile, in maniera tale da poter originare una sorta di circolo virtuoso benefico per tutti. L’alternativa è un vivacchiare che, alla lunga, non può portare la società e l’economia locali ad altro che al suicidio.
Marco Tarantino

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