Generazione perduta (non è come perdere un accendino)

Generazione perduta (non è come perdere un accendino)

generazione-perdutaLa nostra Costituzione ci parla con la voce dei padri costituenti, fatta di parole che promuovono, incoraggiano, accompagnano, stimolano, garantiscono. In essa quasi nullo l’uso delle negazioni. Mi piace. Me ne innamoro ogni volta che ci torno su.

Pratico da anni quella cosa che in modo semplicistico viene chiamata pensiero positivo, che non vuole dire essere tutto “cuore-fiore-amore” come qualche detrattore vorrebbe insinuare, non cammino con il prosciutto davanti agli occhi. Semplicemente provo a non fare del lamento la mia professione (e con questi tre non, ho esaurito tutte le negazioni che voglio usare per questo mio nuovo post) e, come nei miei pezzi precedenti, vorrei essere propositiva, promuovente e forse, a tratti, consolante.

Nella sera del 4 luglio, nel cuore dei vicoli di Mondragone (eh sì, si parte con la narrazione) una quattrenne mi ha regalato, uno alla volta, seduta sulle mie gambe, almeno 25 salatini che mi scoppiavano in bocca, alcuni preziosi abbracci e la incancellabile (lo so, ricorderò fino all’Alzeimer) sensazione che c’è vita su questa terra. La bimba ha, in effetti, solo rinverdito la sensazione ma, dico, vi pare poco?

La piccola ha, oltre alla capacità di risvegliare in me il verde e la gioia, la fortuna di essere figlia di due persone speciali, intelligenti, generose e impegnate. La madre, in particolare, abita la mia vita da quando era poco più che una ragazzina e ora che è una donna, tra le altre cose, aderisce a Generazione perduta il cui primo obiettivo  è quello di porre all’attenzione di opinone pubblica, istituzioni ed organi di informazione il tema relativo al ruolo e alla condizione dei 30-40enni italiani.  Sono propositivi, promuoventi e, dopo aver guardato in faccia alla realtà in modo attento, accurato, senza vittimismi hanno deciso di reagire impegnandosi (ancora di più) per cambiare le cose. A mia volta ho aderito al manifesto di Generazione Perduta, pur essendo anagraficamente al limite del possibile salvataggio. Fa niente, io mi impegno lo stesso. Esserci arrivata attraverso Domitilla Ferrari è uno dei vantaggi del lavorare in rete, di fare social networking, di condividere.

I più attenti di voi potranno facilmente capire perché i movimenti di protesta e basta non fanno per me. Io protesto, mi indigno e semmai occupo pure, ma solo se ho in testa e sulle labbra, sulla punta della penna o pronta sui tasti del mio pc, una proposta. Quelli di Generazione Perduta partono da buoni presupposti e io do loro (a me stessa, in effetti) il mio appoggio.

Questo post per dirlo e per chiedere a chi mi legge di farsi un giro anche tra le righe del suddetto manifesto e, semmai, di sottoscriverlo. Perché oggi soffia un potente vento rovente, qui a Minturno, sapevatelo!
Monica Penitenti

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