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Ego Eco, tre ore di arringhe per le ultime battute del processo sui rifiuti

Ego Eco, tre ore di arringhe per le ultime battute del processo sui rifiuti

Il Tribunale di Gaeta

Il Tribunale di Gaeta

Tre ore di arringhe, per demolire il castello accusatorio eretto dal pm togato Giuseppe Miliano, lo scorso 13 giugno. In ballo le accuse di frode in pubblici appalti e truffa allo stato. Reati di cui 11 tra politici e dirigenti del comune di Minturno nonché alcuni amministratori e dipendenti della ditta Ego Eco sono stati chiamati a rispondere ancora una volta oggi pomeriggio, presso la sede distaccata di Gaeta del tribunale penale di Latina.

Secondo l’accusa (rappresentata in aula da Milena Massa) l’ex sindaco di Minturno Giuseppe Sardelli, il consigliere regionale uscente Romolo Del Balzo, Anna Antonia Romano, Carmine Violo, Anacleto Fini, Gerardo Ruggeri, Michele Camerota, Giuseppe Papa, Liberato De Simone, Vittorio e Augusta Ciummo, avrebbero agito in danno del comune di Minturno nell’ambito dell’esecuzione dell’appalto per la gestione della raccolta dei rifiuti e spazzamento delle strade. Tanto da aver chiesto oltre 40 anni di carcere. Oggi si è chiusa la fase di “discussione”.

Il giudice Carla Menichetti dopo aver ascoltato le ultime arringhe da parte degli avvocati Camillo Irace, Angelo ed Oreste Palmieri, Maria Letizia Casale e Mattia Aprea, ha aggiornato la seduta a mercoledì prossimo alle 10, per eventuali repliche del pm e controrepliche dei difensori. Nella stessa giornata è prevista anche la sentenza.

Come già annunciato l’avvocato Perrino ha depositato invece una memoria scritta dell’avvocato Fasolino in difesa dell’ex sindaco Sardelli. Per l’avvocato Maria Letizia Casale l’intera vicenda andava inquadrata sotto un profilo civilistico. Nell’articolo  1 lettera “C” del primo capitolato d’appalto si riconosce infatti al Comune la possibilità di gestire diversamente il servizio di raccolta differenziata, riconoscendo un corrispettivo alla ditta, come ugualmente alla lettera “E” per lo spazzamento delle strade. Come anche sarebbero giustificate dall’articolo 9 le delibere che assegnarono ulteriori servizi, definiti “vari ed occasionali” dal capitolato. Gli avvocati Angelo ed Oreste Palmieri hanno insistito ancora una volta sulla mancanza dei presupposti per il giudizio immediato. Fretta che ha portato ad un procedimento basato su consulenze, senza incidente probatorio.

Nel capo di imputazione non sono poi eccepiti gli “artifizi e raggiri”, elemento costitutivo della truffa, né per la configurazione della frode è sufficiente l’inadempimento contrattuale. Difesa molto tecnica invece quella dell’avvocato Irace. Il suo assistito, Carmine Violo, aveva posto in essere nel 2006 tutta una serie di atti, oltre ad aver delegato ai controlli Michele Camerota. Ma per quest’ultimo l’avvocato Mattia Aprea ha escluso ogni possibile coinvolgimento penale. Il funzionario effettuava molti controlli, come emerge anche dalle intercettazioni, e proponeva sanzioni, ma non spettava a lui porle in essere, in quanto non ricopriva un ruolo apicale.

In conclusione per le difese pesa sull’intero procedimento l’eliminazione da parte del gip De Robbio del vincolo associativo. Decaduto il quale rimane difficile individuare le condotte dei singoli nelle motivazioni del capo d’imputazione, ma anche nella stessa requisitoria del pm.
Antonello Fronzuto

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