Quando i rifiuti “riciclano” le amministrazioni comunali

Quando i rifiuti “riciclano” le amministrazioni comunali

Rifiuti in discarica

Rifiuti in discarica

Non è un refuso, il titolo è corretto ed è una considerazione che ho fatto stanotte, in uno di quei momenti silenziosi in cui, talvolta, i pensieri ci invadono. Ovviamente parlo del comune in cui vivo da esattamente 20 anni ormai, Minturno. Ripensando alle notizie degli ultimi giorni ho fatto un po’ di ragionamenti e mi sono chiesta: “Davvero Minturno è un comune così ingestibile”? Perché è questo il pensiero che stanno facendo in molti, almeno quelli che non si fermano alle chiacchiere da bar ma si informano e si preoccupano del luogo in cui vivono.

Delibere alla mano, è evidente che la nostra amministrazione qualche “pasticciaccio” l’abbia fatto. Dopo aver finalmente rescisso il contratto con la Ego Eco, pensavamo tutti che avremmo potuto realizzare una raccolta rifiuti adeguata, ma a quanto pare qualcosa è andato storto. Tutto comincia con la proposta di fare la zona ex Depuratore di via Recillo come un’isola ecologica e qui arrivano i primi guai. I residenti della zona non la vogliono e firmano petizioni per impedire che venga fatta. Sinceramente, nemmeno io avrei voluto una discarica vicino a casa mia, ma avrei sbagliato. E il problema è a monte, perché se qualcuno dell’amministrazione avesse spiegato che l’isola ecologica consisteva nella raccolta di vetro, carta e plastica forse i residenti non se la sarebbero presa poi così tanto. Tre materiali totalmente riciclabili che non emanano cattivi odori. Invece nessuno ha dato delucidazioni ai minturnesi (anzi, in questo caso agli scauresi) e la battaglia è proseguita, finché non si è deciso di spostare tutto da un’altra parte, costruendo una struttura ex novo. Ovvio che per fare ciò serva del tempo e allora si torna all’ex Asia. E qui arriva il terzo problema, perché la struttura non è proprio adeguata per i meccanismi della differenziata. Quindi, che fare? Tornare a Recillo, non c’è altra soluzione, con l’aggravante però di dover sborsare una cifra per lavori di adeguamento sinceramente un po’ troppo alta per essere una sistemazione temporanea. Va bene che il Comune dica che sono soldi della Regione (anche se non tutti), ma sono pur sempre soldi dei contribuenti, quindi nostri.

Allora il punto è, chi ha sbagliato? Immagino che il sindaco Paolo Graziano, che vanta ben 10 anni di apprezzato servizio alle spalle (altrimenti non sarebbe stato rieletto per la terza volta), abbia senz’altro esperienza, ma è altrettanto ovvio che non può fare tutto da solo. Che abbia delegato alle persone sbagliate, quindi? E’ come quando voglio costruire un muretto a casa mia. Potrei anche farlo da sola, con due mattoni e un po’ di cemento, che ci vorrà mai. Ma se chiamassi un muratore sarebbe meglio, il mio muretto non sarebbe minimamente paragonabile al suo. Se invece volessi costruire un bel patio in pietra viva, allora chiamerei un architetto di esterni e un costruttore. Insomma, a ognuno il suo. Appare evidente che il problema di fondo è stato quello della comunicazione.

Questi benedetti rifiuti sembrano essere un ostacolo insormontabile, quando la loro gestione dovrebbe essere talmente logica da essere banale. Al nord Italia ci sono dei termovalorizzatori che funzionano bene e danno anche lavoro a diverse persone. Al di là delle polemiche su chi li voglia e chi no (non è questa la sede opportuna), io che ho vissuto anche lì, posso affermare serenamente di aver vissuto solo i vantaggi di questo meccanismo. Il riscaldamento della città è dato dai rifiuti, con un costo minimo da parte dei cittadini. D’inverno fuori casa ci sono zero gradi e dentro, come nei Paesi del Nord Europa, si sta a maniche corte per il caldo. Fantascienza? No, semplice realtà. Lo sapete che la Svezia compra i rifiuti dagli altri Paesi europei perché non ne ha abbastanza? La loro raccolta differenziata funziona così bene che i rifiuti prodotti dagli svedesi (che non sono un popolo numerosissimo) non sono sufficienti. E allora li comprano da altri. Noi in Italia paghiamo altri Paesi per gestire i nostri rifiuti, mentre la Svezia paga gli altri per avere quelli altrui. C’è qualcosa che allora non quadra in questo Paese, e Minturno non è altro che lo specchio di questa situazione.

E la comunicazione torna ad essere il vero problema. Ad esempio, lo sapete che gli scontrini fiscali non possono essere buttati insieme alla carta? Sì, perché è considerata “carta termica” e non può essere riciclata. Stessa cosa dicasi per i cartoni della pizza. Non si possono gettare nella “raccolta carta” se sono sporchi (come accade praticamente sempre, tra olio, pomodoro e quant’altro). Voi lo sapevate? Molti no, e allora quando io, che mi impegno a fare il gesto civile della raccolta differenziata, vado a buttare i miei rifiuti cartacei, lì dentro ci trovo di tutto, anche la plastica. E allora, che la faccio a fare? Uguale discorso per la plastica. Se è sporca o con le etichette attaccate, non può essere gettata nella “raccolta plastica”, esattamente come il vetro. Stessa accortezza per i contenitori di latte o succhi di frutta fatti in tetrapack, bisogna togliere la pellicola di plastica interna, prima di gettarli. Ecco, se voi siete tra la maggioranza delle persone che non lo sapeva, tranquilli, non è solo colpa vostra, ma anche di chi avrebbe dovuto fare campagna di comunicazione e non l’ha fatta, almeno negli ultimi 10 anni.

Ora il punto è che quando finalmente ci siamo tolti la Ego Eco dal groppone, tutti pensavamo di aver eliminato il nostro “nemico”, colui che non faceva adeguatamente il suo lavoro, ma la verità è che, come molto spesso capita, il vero “nemico” di Minturno è Minturno stessa. Perché se si indice un bando, un’azienda risulta vincitrice ma non si fornisce a tale azienda il modo e il luogo dove operare il suo smaltimento, questa non potrà mai lavorare. E la raccolta differenziata va a farsi benedire. E’ come quando il paziente va dal medico perché gli fa male la pancia e vuole una medicina che glielo faccia passare. Il medico alle prime armi farebbe così, ma dopo qualche giorno il paziente sarebbe di nuovo lì, con lo stesso problema. Il medico esperto, invece, andrebbe a fondo della causa, del motivo che gli procura il mal di pancia, in modo da non averlo più. Altrimenti il mal di pancia viene a tutti noi minturnesi, e non se ne va.

Lo sapete che il livello dello smaltimento dei rifiuti è un parametro imprescindibile per decretare la Bandiera Blu? Al di là di tutte le mancanze di cui il nostro arenile è soggetto, se anche avessimo tutti i servizi e le strutture ricettive, con una simile situazione dei rifiuti non potremmo nemmeno concorrere all’idea di avere la Bandiera Blu. Chiedetelo a Gaeta. Sinceramente da cittadina mi sono un po’ stancata di vedere il mio paese ridotto in ginocchio. Acqua del mare repellente, spiagge sporche o con ammassi di detriti in attesa di essere prelevati per settimane accanto ai bagnanti, spiagge libere sempre più simil fazzoletto, nessun vero servizio di salvamento, lungomare al buio perché non ci sono i soldi per rimettere l’impianto a norma, un anfiteatro di Minturnae che tutti ci invidiavano e che ora vive nell’incuria, deficitario di un palco agibile che impedisce di organizzare la stagione estiva degli spettacoli. Questioni fin troppo vecchie.

Ma allora mi chiedo, da contribuente quale sono, dove stiamo andando? Dobbiamo essere onesti, al di là delle mancanze di questa o quella amministrazione, il problema non è solo di destra o sinistra, il problema è squisitamente civico. Se noi siamo i primi a lamentarci senza agire, se siamo i primi a non interessarci, a non documentarci e a non preservare il nostro paese, come possiamo pretendere che lo facciano quelli che abbiamo o non abbiamo votato? Allora va a finire che sono i rifiuti a gestire noi, sono i rifiuti a tenerci in pugno. La nostra storia minturnese lo insegna.

Si dice che noi siamo quello che mangiamo. Concordo, ed è proprio dalla nostra pattumiera che si capiscono tante, troppe cose. Chi siamo, come viviamo, come pensiamo. Perché se io faccio la differenziata e il mio vicino di casa no, ad esempio, il problema è innanzitutto culturale. E a farne le spese siamo tutti noi. Compresi i signori amministratori, di cui alcuni talvolta con la puzzetta sotto al naso (ma non per i rifiuti, eh?) danno risposte saccenti e inadeguate, senza capire che molto presto potrebbero ritrovarsi loro nei cassonetti (quei pochi che il comune ancora possiede), ma non nella differenziata. Il loro posto sarebbe quello dello sfortunato cassonetto dell’indifferenziata, dove si buttano quei rifiuti da cui non è possibile recuperare niente, proprio niente. Appunto.
Gisella Calabrese

Ti è piaciuto questo articolo? Sostieni Minturnet con una DONAZIONE --> CLICCA QUI!



Segui Minturnet su Facebook e Twitter per essere sempre aggiornato


Iscriviti alla Newsletter gratuita. Clicca qui!

Usa Facebook per lasciare un commento a questo articolo

Share