Roger Waters – The Wall. Un concerto epocale

Roger Waters – The Wall. Un concerto epocale

the-wall1Se quello dei Muse è stato definito dall’amica Gisella su Minturnet “il Concerto dell’Anno”, di certo “Roger Waters – The Wall” può essere definito “Epocale”. Questo sotto vari punti di vista. Innanzitutto, erano presenti tutte le fasce di età, come non mi era mai capitato di vedere ad alcun concerto, praticamente dai 10 ai 70 anni: quattro generazioni raccolte ad ammirare e sognare ad occhi aperti davanti allo stesso spettacolo. Del resto, ha o non ha Roger, portati benissimo, 70 anni? Ho visto bambini in braccio ai loro genitori o addirittura ai loro nonni; adolescenti seguire il 70% del concerto attraverso il display del loro smartphone, invece che godersi lo spettacolo senza pensieri; fans con la fede al dito ubriachi di Pink Floyd e di birra essere richiamati dagli stewards per evitare che si sporgessero troppo dalle balaustre; persone compassate come se stessero a teatro ed altre con le lacrime agli occhi per l’emozione e la gioia (io ero sicuramente in quest’ultima categoria).

Gioia… in effetti vedere Roger Waters, per me è stata una gioia. Ma l’epicità del concerto ed il suo essere epocale va attraverso tematiche che non suscitano per niente la gioia.

Conoscevo The Wall: ci sono praticamente cresciuto, dai 14 anni in poi. E so quali sono i temi che tratta: il concerto, una vera e propria performance artistica a 360° travalica tutto e si pone comunque come una Rivelazione. L’Epoca da cui parte è senz’altro il XX Secolo, di cui i Pink Floyd e Roger Waters sono uno dei Prodotti più veri e genuini, forgiati con la sofferenza di chi ha perso il padre in guerra senza neanche conoscerlo, di chi è stato ucciso dalla solitudine causata dalla droga e dalla debolezza alimentata dai nostri stili di vita, di chi ha visto la democrazia andare verso lidi che non erano quelli sperati da chi, giovane e pieno di sogni, combatteva nelle trincee italiane o si faceva falciare dal fuoco nemico sulle spiagge francesi. Ecco che il XXI Secolo entra prepotentemente in questa Epoca: la Guerra in tutte le sue sfaccettature, da quella delle bombe sganciate dai bombardieri tedeschi e alleati, a quelle ben più subdole delle ideologie totalitarie e religiose e delle multinazionali, si propone come la matrigna preferita dell’Uomo, in tutte le ere. Si va quindi oltre.

the-wall2L’Uomo che prevarica sull’Uomo, l’Uomo oppresso dall’Uomo e che ne diviene oppressore (da questo punto di vista il concerto mi ha rimandato con forza a quanto visto la sera prima nel Castello Baronale di Minturno, con la serata “Occhio per Occhio – quando le vittime diventano carnefici”, che già aveva avuto per me l’effetto di un pugno nello stomaco): “I am Spartacus” urla all’inizio del concerto-capolavoro Roger. Siamo al di là della nostra Epoca, stiamo percorrendo la Storia stessa dell’Uomo, e si deve amaramente constatare che questi pare incapace di imparare dai suoi errori. Se ci si ribella, o la ribellione viene soffocata nel sangue e nella violenza, oppure si è costretti a “correre come dannati”, “Run Like Hell”, perché ormai non ci si può fidare di nessuno, tantomeno del proprio governo (“Should I trust the government? No fucking way! Col cazzo!”). L’alternativa è quella, triste e grigia, che prelude all’avvenire delle nostre fragili democrazie, e di cui pare essere un tratto saliente già oggi: uno stato di soggiogamento più filosofico ed etico che fisico; un inquadramento di tipo orwelliano che rende ciascuno di noi consumatore inconsapevole e insoddisfatto e, allo stesso tempo, desideroso di continuare a trovare rifugio e sollievo in un potere subdolamente totalitario e pervasivo a cui demandare la soluzione di tutti i nostri problemi e le nostre preoccupazioni: “Everything will be OK. Just keep consuming” c’era scritto sul maiale volante (molto meno simpatico e senz’altro più minaccioso di quelli che eravamo soliti osservare nei cieli di Londra). Già, tutto va bene, tutto andrà bene.

E allora perché, ai giorni nostri, persone come Taraneh Mousavi, ragazza di 18 anni, vengono ancora rapite, stuprate, uccise e bruciate solo perché “colpevoli” di aver protestato pacificamente contro il governo del loro paese? Perché le immagini, tremendamente attuali, di bambini e di madri, piangenti e sofferenti, che venivano sparate impietosamente durante le note e le luci? Perché, tutt’oggi, l’appello “Bring the Boys Back Home” risuona con la sua prepotente attualità?

Domande, domande che risuonano interiormente a distanza di ore e che risuoneranno a distanza di giorni ed oltre; forse non avranno mai risposta, forse non devono averla. Ma è importante che lavorino dentro, rendendo immortale una serata fantastica, grazie ad artisti dal cuore tenero che, magari barcollando, riescono a condurti mano nella mano Outside the Wall.
Marco Tarantino

Ti è piaciuto questo articolo? Sostieni Minturnet con una DONAZIONE --> CLICCA QUI!



Segui Minturnet su Facebook e Twitter per essere sempre aggiornato


Iscriviti alla Newsletter gratuita. Clicca qui!

Usa Facebook per lasciare un commento a questo articolo

Share