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Ex LSU, il Comune di Minturno rischia di sforare il patto di stabilità

Ex LSU, il Comune di Minturno rischia di sforare il patto di stabilità

Il Comune di Minturno

Il Comune di Minturno

I soldi ci sono. Ben 11 milioni di euro messi sul piatto dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, che permetterà di versare ad ognuno dei 409 ex lavoratori socialmente utili (35 nel Comune di Minturno), che ne hanno fatto domanda tra il 2010 e marzo 2012, una somma pari a 35mila euro. Una boccata d’ossigeno per gli enti che hanno anticipato gli stipendi in questi due anni. Come Minturno, che ad oggi vanta un credito con la Regione di circa un milione e 200mila euro. E se dal punto di vista finanziario i conti tornerebbero a posto – a parte i debiti fuori bilancio stimati in almeno 500mila euro dal responsabile del servizio – non lo sono dal punto di vista del personale. Già, perché in caso di reintegro dei 35 ex dipendenti comunali il Comune sforerebbe il patto di stabilità. Come già abbiamo anticipato su Minturnet, la sospensione degli ex LSU non ha risolto il problema del bilancio dell’ente, ma garantito soltanto la regolarità della posizione di sindaco, segretario e responsabile del servizio finanziario davanti alla Corte dei Conti, che come è ormai noto sta svolgendo le indagini sulle assunzioni degli ex lavoratori socialmente utili.

Questa mattina, il segretario generale Massimina De Filippis ha ricevuto alcune informazioni importantissime, subito riferite al sindaco Paolo Graziano. Alla Pisana sono state inoltrate due interrogazioni da parte dei Comuni di Arpino e Santi Cosma e Damiano: il primo ha chiesto se le convenzioni sottoscritte risultano valide mentre il secondo la natura dei fondi utilizzati per la stabilizzazione e quindi per la sottoscrizione delle convezioni. Ad Arpino è stato risposto che le convenzione sono tuttora in corso e risultano valide, mentre a Santi Cosma e Damiano che i fondi utilizzati non sono di natura comunitaria ma regionale e ministeriale.

Notizie che a un primo sguardo sarebbero molto positive, perché la convenzione con la Regione, nonostante l’inchiesta aperta sulla legittimità del dirigente Marco Noccioli a firmare i documenti con gli enti locali, sarebbe valida. Purtroppo c’è l’altra faccia della medaglia, perché non essendo comunitari tali fondi gravano tutti sui costi del personale. Insomma, quanto paventato dall’assessore al bilancio Gianfranco Colacicco in consiglio comunale: ricadendo tutto sulle spese del personale è inevitabile lo sforamento del patto di stabilità.

E il reintegro degli ex LSU, che a quanto pare è sicuro, sarà quanto mai doloroso perché poco più della metà potranno essere ripresi in servizio, il resto a casa, con la conseguenza di altri ricorsi legali. Il problema è tutto nel contratto a tempo indeterminato, stipulato all’epoca della convenzione, che ricordiamo era quinquennale, e che rende gli ex LSU a tutti gli effetti dipendenti comunali. Un errore di valutazione che oggi compromette gli equilibri di bilancio. Ora l’amministrazione dovrebbe scendere a compromessi, valutando di reintegrare il personale sulla base della valutazione meritocratica, oppure sugli anni di servizio o altre modalità. Decisioni difficili, perché ad ogni modo come si fa a tenere qualcuno e lasciare fuori gli altri lavoratori? Senza contare i numerosi ricorsi a cui è esposto il Comune. I lavoratori hanno già chiesto l’annullamento della sospensione perché illegittima. Probabile che saranno valutate anche buone uscite per la pensione o per aprire una nuova attività commerciale, ma resta comunque alto il numero degli ex lavoratori socialmente utili da gestire.
Giuseppe Mallozzi

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