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Ex LSU e Patto di Stabilità, le conseguenze dello sforamento per il Comune di Minturno

Ex LSU e Patto di Stabilità, le conseguenze dello sforamento per il Comune di Minturno

Il Comune di Minturno

Il Comune di Minturno

Il rischio, come abbiamo più volte scritto, è quello di sforare il Patto di Stabilità. La vicenda degli ex LSU sta mettendo in ginocchio il Comune di Minturno, che non ha risorse per il loro reintegro dopo la sospensione. Gli ex dipendenti comunali, infatti, hanno fatto causa all’ente, tramite l’avvocato Bassoli, mentre il Comune a sua volta ha richiesto il pagamento in via coattiva di un milione e 200mila euro, credito vantato in seguito all’accordo per l’assunzione degli ex LSU.

La sospensione degli ex lavoratori socialmente utili non ha risolto il problema del bilancio dell’ente, ma garantito soltanto la regolarità della posizione di sindaco, segretario e responsabile del servizio finanziario davanti alla Corte dei Conti, che come è ormai noto sta svolgendo le indagini sulle procedure di assunzione. Una condizione di stallo che sta facendo temporeggiare l’amministrazione comunale nell’approvazione del bilancio di previsione e che mette a serio rischio i conti del Comune, che potrebbe sforare il Patto di Stabilità, con tutte le criticità che ne conseguono. Di questo si discuterà nel prossimo consiglio comunale, richiesto dall’opposizione consiliare.

Cos’è il Patto di Stabilità
Ma cosa comporta lo sforamento del Patto di Stabilità? A cosa serve e quali sono gli obiettivi e quali gli effetti concreti che produce sugli enti locali? Si tratta di temi tecnici, che cercheremo di sintetizzare.

Il Patto di Stabilità è stato pensato dall’Unione Europea per tenere sotto controllo i conti pubblici degli Stati appartenenti all’area Euro, con l’obiettivo di ridurre i deficit e i debiti accumulati negli anni e risanare così le finanze pubbliche. Quando si parla di conti pubblici non ci si riferisce solo a quelli degli Stati centrali, ma sono compresi anche quelli degli enti territoriali (Regioni, Province, Comuni).

Fino ad alcuni anni fa, con il terzo Governo Berlusconi, il Patto era impostato sul concetto dei limiti di spesa: i Comuni non potevano spendere più di un certo importo prefissato, al di là delle reali disponibilità, e ciò creava delle limitazioni forzose e poco rispettose dell’autonomia degli enti stessi.

In seguito, con l’ultimo Governo Prodi, è stato introdotto il concetto del saldo di bilancio: per rispettare il Patto i comuni non avrebbero dovuto peggiorare il proprio saldo finanziario (in parole povere: il rapporto entrate-uscite) di un determinato anno, rispetto alla media del triennio precedente. Una norma migliorativa rispetto a quella precedente, in particolare per la parte corrente del bilancio, perché garantiva maggiore libertà di impiegare, ogni anno, le proprie risorse. Rimaneva un problema sulla parte del bilancio relativa agli investimenti, perché non sempre le opere pubbliche riescono ad essere completate lo stesso anno in cui vengono reperite le risorse, per cui in questi casi il saldo (rapporto entrate-uscite) non può che sballare: se un anno entrano le risorse, e l’anno dopo escono per realizzare un’opera, da un punto di vista pratico si agisce nella correttezza (perché vengono investite risorse accantonate e a disposizione), ma dal punto di vista contabile i saldi non tornano, perché il primo anno si avranno più entrate che uscite (e quindi il comportamento, ai fini del Patto, sarà considerato positivo), mentre l’anno dopo più uscite che entrate (e quindi il saldo finanziario sballerà, provocando il mancato rispetto del Patto).

Infine, con l’ultimo Governo Berlusconi, è stata introdotta un’ulteriore novità: per rispettare il saldo finanziario, il riferimento non è più il triennio precedente, ma un anno secco (nel 2012, ad esempio, i comuni non potevano peggiorare il saldo finanziario del 2011). La norma è di nuovo peggiorativa, perché in un triennio normalmente possono essere attutiti i picchi (positivi o negativi che siano) dei singoli anni, ma se il riferimento è un anno secco e se quell’anno il saldo, per qualsiasi ragione, era stato eccezionalmente positivo (molte più entrate rispetto alle spese) è chiaro che diventa pressoché impossibile raggiungere il medesimo risultato anche negli anni successivi: quindi sono di nuovo aumentati i vincoli per i comuni e le relative difficoltà a rispettare il Patto, minando di nuovo la loro autonomia.

Gli effetti dello sforamento per il Comune di Minturno
Dunque, come si apprende, ai Comuni viene imposto un vincolo rappresentato da un importo, il cosiddetto saldo obiettivo di patto, che è la risultanza di una somma algebrica tra entrate e uscite di parte corrente (calcolate come competenza e quindi non nel momento in cui si verifica il flusso di pagamento ma nel momento in cui nasce il costo o l’entrata) e le entrate e le uscite di conto capitale, ovvero quelle che servono per gli investimenti (calcolate in questo caso per flusso di cassa). Tra le entrate di conto capitale non si calcolano gli importi che entrano nel bilancio per effetto dell’indebitamento annuo: in parole semplici, non si contano i mutui accesi dal Comune per gli investimenti sul territorio.

Tra i primi effetti dello sforamento del Patto c’è la riduzione del 5% dei contributi dello Stato, che vuol dire meno fondi che il Comune può spendere per i servizi ai cittadini. La manovra estiva 2010 ha modificato, in parte, il vigente sistema sanzionatorio per gli enti inadempimenti. Infatti ora si prevede che in caso di mancato rispetto del patto, i trasferimenti statali a favore degli enti non virtuosi sono ridotti, nell’anno successivo, nella misura pari alla differenza tra il risultato registrato e l’obiettivo programmatico.

E ancora, limite agli impegni di spesa correnti, cioè alle spese che il Comune può programmare per servizi ai cittadini, che non possono superare il dato più basso fra gli impegni assunti nel triennio precedente. In sostanza si può spendere solo fino a quanto speso in passato, quindi nessun nuovo servizio e taglio di quelli eventualmente aggiunti nel triennio passato.

Divieto di contrarre mutui per opere pubbliche, ovvero meno investimenti e meno denaro che viene messo in giro dal Comune nelle economie locali.

Divieto di assunzione di personale e di incarichi esterni coordinati e continuativi. In altri termini: meno capacità da parte del Comune di offrire servizi alla cittadinanza.

Riduzione del 30% delle indennità e dei gettoni di presenza degli amministratori.

Aumento dello 0,3% dell’addizionale IRPEF, che comporta un ulteriore salasso al portafoglio dei cittadini.

Questi solo alcuni dei primi provvedimenti, ai quali si aggiungeranno altri a seconda di quanto richiederà la situazione finanziaria. Tra le scelte degli amministratori anche l’alienazione dei beni immobili comunali per fare cassa.

Detto in soldoni, la politica amministrativa sarà unicamente quella dei tagli, con conseguente carenza dei servizi e aumento delle tasse. Quindi, per esempio, meno illuminazione; meno centri per gli anziani; meno assistenti sociali, o nessuno del tutto; diminuzione del riscaldamento nelle scuole; taglio della cancelleria; taglio dei dipendenti; accorpamento dei servizi e così via. Insomma, Paolo Graziano non si troverà più a fare il sindaco ma il commissario liquidatore. Il tutto per pareggiare i conti.

Per questo la speranza è quella di recuperare dalla Regione Lazio quel milione e 200mila euro il prima possibile, per salvare in extremis una situazione davvero critica per il Comune di Minturno.
Giuseppe Mallozzi

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