Pesca e deroghe, dalla parte della continuità del lavoro

Pesca e deroghe, dalla parte della continuità del lavoro

Pesca

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Con D.M. del 13 giugno 2013, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha concesso in via sperimentale a complessivi 31 pescherecci – abilitati alla pesca dei molluschi bivalvi con draga idraulica, individuati dai Consorzi di gestione di Roma, Gaeta e Napoli – l’autorizzazione ad esercitare, nell’ambito dei rispettivi Compartimenti marittimi, l’attività di pesca con draga idraulica  della risorsa “cannolicchio”, entro una distanza di 0,3 miglia nautiche dalla costa.

Il piano di gestione della UE definisce il quadro di riferimento all’interno del quale sarà disciplinata l’attività dei Consorzi di Gestione dei Molluschi.

Le misure ivi indicate sono le seguenti:

a) stato di conservazione dello stock o degli stock;

b) caratteristiche biologiche dello stock o degli stock;

c) caratteristiche delle attività di pesca;

d) impatto economico delle misure sulle attività  di pesca.

La normativa adottata per la gestione della pesca dei molluschi bivalvi è molto articolata e comprende anche:

  1. la riduzione definitiva della capacità (ritiro delle licenze)
  2. la fissazione delle caratteristiche dei battelli e degli attrezzi
  3. la dimensione minima del prodotto sbarcato
  4. la limitazione della pesca nelle acque del compartimento di iscrizione
  5. la fissazione dell’orario di uscita dal porto
  6. la fissazione della quantità pescabile massima giornaliera
  7. la limitazioni temporali dell’attività di pesca generalizzate o limitate ad alcune specie
  8. la limitazione delle ore di attività giornaliera
  9. la limitazione attrezzi e caratteristiche tecniche

L’inquadramento e le norme generali sono decise a livello centrale dalla Direzione Generale Pesca e Acquicoltura, mentre i Consorzi possono programmare e adottare misure più restrittive dei limiti imposti dalla normativa nazionale, regolamentando così in maniera particolareggiata con i punti di seguito elencati:

  • caratteristiche attrezzi
  • tempi di pesca
  • quantitativi giornalieri catturabili
  • taglie minime
  • semina
  • rotazione aree
  • politica di mercato per mantenere alto il prezzo del prodotto
  • controllo nei punti di sbarco
  • sorveglianza in mare
  • sanzioni
  • collaborazione con le Aziende Sanitarie Locali

I Consorzi sono dotati di un consulente scientifico nella figura di un Istituto di Ricerca riconosciuto che contribuisce alla definizione delle pratiche di spostamento di risorsa da un’area a un’altra e alle decisioni di rotazione delle attività.

Nel Lazio la suddetta tipologia di pesca riguarda i Compartimenti Marittimi di Roma e Gaeta e si svolge prevalentemente tra i 2 e i 6 metri di profondità per cui si è presa come riferimento la batimetrica dei 5 metri. In questa regione operano però anche un numero di circa 70 imbarcazioni dotate di rastrello da natante che pescano telline a una profondità di 1-2 metri e quindi a una distanza dalla costa inferiore a 50 m.

Risulta evidente quindi che senza deroga non sarebbe stata possibile l’attività di pesca di molluschi bivalvi con draghe idrauliche.

Tra le altre cose il Regolamento relativo ai Consorzi e ai piani di gestione recita :

  1. I Consorzi di gestione sono responsabili della gestione dell’area e delle imbarcazioni e adottano al loro interno misure che possono essere solo più restrittive della legislazione nazionale e comunitaria, come la rotazione di aree e il cambio di specie target durante l’anno e tra un anno e l’altro.
  2. Si tratta di un’attività di pesca di forte impatto economico nelle regioni in cui è effettuata.
  3. La distanza minima di 0.1 miglia dalla costa rende più semplici le operazioni di controllo rispetto alla regola dei 3 metri.

Ricordo che, grazie all’intervento dell’allora Sindaco del Comune di Minturno, dott. Paolo Graziano, si è potuto attuare un piano di semina per la ricostituzione dei banchi di vongole autoctone, azione intrapresa grazie anche alla collaborazione della categoria.

Nel 2013 le telline sono ricomparse lungo il litorale, e come sappiamo si trovano in banchi fino a circa 100 metri dalla riva, ragion per cui è  fondamentale la distinzione nell’uso dei due strumenti, turbosoffianti e rastrelli da natante, soprattutto al fine di evitare inutili nonché dannosi conflitti che porterebbero come unico e inevitabile risultato finale quello di provocare la totale estinzione della pesca delle telline per la mancanza di prodotto.

Le deroghe devono quindi inevitabilmente salvaguardare l’interesse dell’ecosistema marino, dei lavoratori del mare, delle risorse, e di tutto quanto concerne l’economia della Comunità in cui la risorsa è presente.

Erminio Di Nora

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