A Minturno manca un porto

A Minturno manca un porto

Il fiume Garigliano

Il fiume Garigliano

A Minturno manca un porto. Nonostante il turismo rappresenti da sempre il traino della nostra economia, non ho mai notato una concreta volontà di realizzare un approdo sicuro e in grado di accogliere appassionati e amanti del mare e della pesca. L’attracco fluviale è un porto di fortuna, un luogo sottoposto alle piene del fiume, agli atti vandalici, a richieste che si accavallano, a dispetti e furti di ogni genere. Il porticciolo di Scauri, a sentire “gli anziani” del luogo, sembrerebbe essere stato realizzato con l’avallo dei pescatori professionali. Sono rimasti ben pochi a svolgere questo mestiere, anche a causa dello sfruttamento delle risorse e dell’inquinamento. In tanti sono costretti a rischiare, lasciando il peschereccio ormeggiato sul lungofiume, altri, diversamente, si sono trasferiti a Formia o altrove. Dall’inizio della primavera è usanza, una volta pronti gli ormeggi lungo la scogliera, trasferircisi fino ad ottobre, per poi ritornare nel porticciolo. A volte ospiti indesiderati, altre volte meno, non sono pochi coloro che tra i giovani vorrebbero iniziare questo lavoro, ma è un’attività che manca di servizi essenziali, di una spinta propulsiva e di valorizzazione del nostro pescato e dei prodotti tipici del luogo. I Minturnesi hanno “colonizzato” il Lazio intero, e non solo, ma a quel buon inizio non ha fatto seguito una politica prospettica in grado di garantire futuro e occupazione. Non è mai troppo tardi!
Erminio Di Nora

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