“Gl’am’ ‘nzuccat’ gliu sabat’!”

“Gl’am’ ‘nzuccat’ gliu sabat’!”

Un momento della manifestazione a Formia

Un momento della manifestazione a Formia

“Gl’am’ ‘nzuccat’ gliu sabat’!” E’ questa la frase che mi è rimasta più impressa di questa manifestazione: pronunciata da un mio amico, formiano purosangue, convinto che molti suoi concittadini si siano in verità stizziti a causa del blocco del traffico automobilistico che il corteo ha imposto allo shopping del sabato pomeriggio nel principale centro del Golfo di Gaeta.

Intendiamoci, dal punto di vista della partecipazione la manifestazione è stata un successo: non è bastato il cielo gonfio di nuvole piene di pioggia della giovane notte autunnale tirrenica a far desistere varie centinaia di persone dal prendere parte alla marcia: composta, pacifica, a tratti silenziosa, che ha sfilato per la strade principali di Formia. Moltissimi giovani; tantissimi meno giovani; striscioni ironici, amari, arrabbiati; esponenti di vari partiti politici senza distintivo alcuno; molti esponenti istituzionali del comune di Formia e l’assessore all’igiene del comune di Minturno. Dopo essere partito da piazza Vittoria, al corteo si sono andate via via aggiungendo altre persone lungo via Rubino, piazza Mattej, via Vitruvio, e poi piazza S. Teresa e via Lavanga, per tornare a piazza Vittoria di nuovo attraverso via Vitruvio. C’erano dei tamburi, un altoparlante alla testa del serpentone che chiedeva verità, che denunciava il sopruso che questa terra ha subito per 20 e più anni; e poi, vari altri slogan urlati, in mezzo a lunghi momenti, come dicevo, di silenzio. Un silenzio urlato.

So quanto è difficile scuotere l’apatia delle persone della provincia in cui viviamo; so che, comunque, non si può pretendere neanche che tutti condividano la stessa considerazione nei confronti della manifestazione come strumento politico, idoneo ad esprimere la propria posizione. Per cui, la manifestazione è stata davvero un successo di partecipazione, adesione, condivisione, lotta, emancipazione.

E allora… perché pure io sono abbastanza sicuro che ad alcune persone, alla fin fine “Gl’am’ ‘nzuccat’ gliu sabat’?”. Forse perché, in via Lavanga, ho sentito un signore anziano fuori da una bottega che raccontava ridendo che ad un suo amico, convinto che i pomodori siano avvelenati, ha risposto “e allora, non te li magnà!”? O perché, magari, mentre la testa del corteo intonava il coro “chi non salta è camorrista”, un passante, salutando un suo amico parte della manifestazione gli diceva, scherzando, “non salto perché sono camorrista”? O perché ho avuto la sensazione che, in via Vitruvio, in pieno clou dello shopping, le persone intorno ci guardassero come se fossimo dei marziani?

Sarò forse troppo cerebrale, troppo “pesante”, ma a tratti, la sensazione che questo serpentone di cui ho fatto parte stesse materialmente scavandosi il passaggio in una melassa di torpore fatta di sguardi meravigliati, perplessi, interdetti, interrogativi, è stata davvero forte: non riesco davvero a capire come si possa essere meravigliati di fronte ad un corteo che passa con 20 anni di ritardo; non riesco davvero a credere che ci sia ancora chi non sappia, chi guardi sgranando gli occhi dalla meraviglia o chi, invece, preferisca addirittura voltarsi e non guardare per niente. Davvero, questo al di là della libertà di ciascuno di non partecipare ad un corteo pubblico… davvero non riesco a spiegarmelo.

Ma, ripeto, forse si tratta solo di mie elucubrazioni senza senso e senza significato alcuno.

Il corteo si è concluso là dove era cominciato, ossia in Piazza Vittoria: ci sono stati anche cori da stadio, data la partecipazione di una delegazione degli ultrà del Formia Calcio… al che mi domando perché, se da un lato gli ultrà sono stati presenti e visibili, non siano stati altrettanto visibili i vari comitati civici e cittadini che sono sorti nel corso degli anni nella nostra zona: forse, gli unici che avevano visto le cose per tempo sono sembrati essere assenti o costretti a mimetizzarsi nel corteo, come se le loro insegne, piuttosto che un punto di forza e di qualità della manifestazione, avessero invece significato altro.

Ecco, forse questa luce nella melassa che è comunque stata il corteo per la ricerca di una Verità negataci per vent’anni, presentava una sorta di vuoto. E, purtroppo, all’arrivo in piazza Vittoria, c’è stato chi questo vuoto ha fatto in fretta a tentare di riempire: ma a quel punto, io me n’ero già andato. Ero stanco… camminare per 20 anni stanca… soprattutto se si sa che la marcia non è per niente finita… soprattutto se si è consapevoli che per colmare il vuoto creato dai miasmi che avvelenano la nostra terra si dovrà lavorare ancora molto.
Marco Tarantino

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