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Alluvione Sardegna, salta un giorno di lavoro per aiutare la sorella e viene licenziata

Alluvione Sardegna, salta un giorno di lavoro per aiutare la sorella e viene licenziata

Alluvione in Sardegna

Alluvione in Sardegna

In questi giorni si è parlato molto di solidarietà e di impegni concreti per aiutare il prossimo. Proprio qui su Minturnet abbiamo parlato della bella iniziativa di Elisabetta Demurtas, nata e cresciuta ad Olbia ma residente a Minturno da sette anni, che proprio per aiutare gli amici, i familiari e quante più persone possibile nella sua amata e natia Sardegna, partirà tra pochi giorni con un furgone pieno di tutto quello che riuscirà a raccogliere grazie a persone gentili, piene di umanità e di desiderio di dare una mano a chi è in difficoltà.

Persino il Comune di Minturno, che non se la sta passando molto bene a livello finanziario, ha voluto dare un aiuto concreto fornendo ad Elisabetta il furgone e occupandosi delle spese per il viaggio e il carburante. Piccoli gesti, che messi insieme, ne creano uno grande e importante per tante persone sfollate con la casa allagata e piena di fango, che hanno perso auto, negozi, lavoro, affetti.

A guardare la cosa da fuori, come se fossimo spettatori di un film, tutto questo è ammirevole, ma anche “scontato” se vogliamo. Se ciò che contraddistingue l’essere umano è la sua empatia, la capacità di provare dispiacere, compassione e affetto, gesti di solidarietà come questo sono la base del nostro essere individui. A quanto pare, però, questo non è del tutto vero o, quantomeno, non vale per tutti.

Perché, nel 2013, davanti ad una tragedia come quella dell’alluvione in Sardegna, c’è anche chi non ammette comportamenti caritatevoli e giusti, ma addirittura li punisce con il licenziamento. E’ quello che è successo a Alessandra Dalu, giovane collaboratrice domestica e mamma di una bambina piccola, che per aver saltato un giorno di lavoro per aiutare la sorella colpita dall’alluvione ad Olbia, ha perso il posto. Invece di andare a pulire la casa del suo datore di lavoro, un imprenditore del ramo costruzioni molto facoltoso e proprio di Olbia – la città maggiormente colpita dall’emergenza alluvione – la donna è andata a spalare fango a casa della sorella, rimasta bloccata nel suo appartamento ormai sventrato dall’acqua.

Alessandra, moglie di un disoccupato, era l’unica fonte di guadagno della sua famiglia. Lavorava per questo costruttore da due anni, a nero, senza regolare contratto e con un salario di 550 euro al mese. E la fine di questo rapporto di lavoro, molto simile ad uno sfruttamento, è avvenuta con un freddo sms in cui si leggeva “Grazie, ma non abbiamo più bisogno di te”. Ecco qui. Meno di 140 caratteri per dire ad una persona che ha lavorato per due anni in una casa che non servi più, che non sei più gradita perché hai preferito andare ad aiutare tua sorella piuttosto che recarti nella calda e lussuosa casa del tuo datore di lavoro a pulire i piatti o passare la lucidatrice. Molto probabilmente Alessandra avrebbe preferito fare questo, di certo meno stancante, piuttosto che raggiungere trafelata sua sorella bloccata in casa e spaccarsi la schiena a spalare fango, rabbia e disperazione.

Davanti ad un fatto come questo nasce spontaneo provare ribrezzo e sdegno – sacrosanti – mi verrebbe da aggiungere. Una persona che ne licenzia un’altra per essere corsa in aiuto di qualcuno in enorme difficoltà, persino nella stessa città, messa in ginocchio dall’alluvione.

Eppure si sono mossi da ogni parte d’Italia per aiutare i sardi di Olbia e Nuoro: associazioni umanitarie, protezione civile, croce rossa, volontari e persino comuni come Aprilia, che ha devoluto 30 mila euro per far fronte all’emergenza. Ma se una donna salta un giorno di lavoro, mancando le pulizie in una casa ricca, viene licenziata e si ritrova senza nessuna entrata mensile con marito e figlia a carico.

Allora, dove sono finite l’umanità, l’empatia, il senso di responsabilità e di compassione che contraddistinguerebbero (il condizionale è d’obbligo) l’essere umano? A quanto pare, quelle dell’imprenditore inflessibile sono state portate via dalla valanga di acqua e fango che ha colpito la sua città. Onestamente, sarà anche ricco in termini di denaro, ma di umano non ha proprio niente. Niente. Ad Alessandra va tutta la solidarietà delle persone che, come me, nell’apprendere questa notizia sono inorridite e la speranza che qualche persona di buon cuore le offra un nuovo posto di lavoro, in una famiglia degna di chiamarsi tale e, perché no, magari anche con un regolare contratto. Se lo merita, decisamente.
Gisella Calabrese

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