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La Germania “abbandona” in mare una bomba ecologica. A rischio ambiente e risorse ittiche

La Germania “abbandona” in mare una bomba ecologica. A rischio ambiente e risorse ittiche

munizioni in mareL’eutrofizzazione è un processo degenerativo delle acque indotto da eccessivi apporti di sostanze ad effetto fertilizzante (azoto, fosforo ed altre sostanze fitostimolanti) trasportate a mare dai fiumi e dagli insediamenti costieri. Le principali fonti di generazione sono costituite dal settore agro-zootecnico e da quello civile (insediamenti urbani). Il primo contribuisce con circa il 60 % dei carichi di azoto riversati in mare, il secondo con circa il 50 % di fosforo (Fonte ARPA ). L’eutrofizzazione è un fenomeno relativamente recente, compare in forma acuta nell´Adriatico Nord – occidentale nella seconda metà degli anni ´60, si manifesta in molti altri mari nel mondo (Chesapeake Bay – USA, Mare del Nord e Mar Baltico, Baia di Tokio, ed altre aree). La condizione che accomuna questi casi è legata da un lato alla forte antropizzazione del territorio conseguente ad un rilevante sviluppo economico e sociale, dall´altro al fatto che i bacini idrografici che attraversano queste aree scaricano le loro acque in mari semichiusi ( Tratto da Sportello dei Diritti ). E´ in sostanza un fenomeno totalmente attribuibile alla pesante presenza dell´uomo sul territorio.

E’ di questi giorni la notizia che una bomba a orologeria si trova nelle acque territoriali tedesche. Nel fondo del Mar Baltico e nel Mare del Nord si trovano circa 100.000 tonnellate di munizioni chimiche. Esperti parlano di effetti devastanti per l’ambiente e per la pesca. Ed il pericolo è in agguato: la corrosione può permettere al materiale chimico di raggiunge la catena alimentare.

In un recente rapporto, l’organizzazione tedesca “Munition im Meer” ha lanciato l’allarme per avvertire del pericolo che si trova sul fondo del Mar Baltico e del Mare del Nord, anche a causa di una decisione non convenzionale da parte dei vincitori alleati. Poco dopo la fine della guerra, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica decisero che il resto dell’armamento tedesco doveva restare inutilizzato e sepolto per sempre nel Baltico e in vaste aree del Mare del Nord.

Il fenomeno legato alla presenza di azoto e fosforo in mare, si manifesta con alterazione del colore e della trasparenza delle acque per le alte concentrazione di microalghe (il cosiddetto fitoplancton) in sospensione. Tale processo può avere ricadute sull´ambiente molto negative; nel periodo estivo – autunnale, quando le acque sono calde e calme e si hanno pertanto marcate stratificazioni, si possono generare diffuse e persistenti carenze di ossigeno nelle acque di fondo con stati di sofferenze nelle comunità bentoniche (pesci di fondo, molluschi, crostacei, ecc.), come negli ultimi anni accade in prossimità delle nostre coste con importanti fioriture algali.
Aleksander Korotenko, uno scienziato russo, aveva predetto 10 anni fa che la bomba ecologica potrebbe esplodere dal 2020 e che avrebbe ucciso la vita nel Baltico per 100 anni.

Sono rivelazioni inquietanti, così come sorprende la sottovalutazione da parte delle autorità tedesche, sempre accorte in tema ambientale, ma forse troppo prudenti nell’occasione, probabilmente per non destare allarme nella popolazione che si nutre del pescato della zona ma che, ricorda Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, non è più e solo tedesca. Infatti il consumo del pesce non riguarda la ristretta area della Germania del Nord, ma è un fatto che riguarda tutti i consumatori europei che, a questo punto, dovrebbero essere tutelati dalle istituzioni dell’UE cui s’invoca un intervento chiarificatore, affinché persuada il governo tedesco ad una seria e definitiva bonifica delle aree contaminate.

L’ UE è sempre impegnata, “grazie” alla Germania, a puntare il dito contro i Paesi meno virtuosi, ma in questo non rappresenta certo un esempio di trasparenza e di rispetto dell’ambiente. Vogliamo misurare il danno ambientale provocato da questa “disattenzione”, e paragonarlo all’indebitamento della Spagna, dell’Italia, del Portogallo, o della Grecia? L’ ipotetica distruzione di un ambiente marino non rappresenta certo un valore che può essere misurato, come spesso accade con il PIL dei Paesi dell’ UE, ma gli sforzi comuni dovrebbero essere rivolti congiuntamente a prevenire che accada qualcosa di irreparabile.

E i “nostri” corsi d’acqua, cosa portano in mare?
E cosa facciamo per prevenire fattori inquinanti?
E quanti sono stati puniti per aver scaricato sostanze inquinanti nei corsi d’acqua?
Erminio Di Nora

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