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Ex LSU a rischio licenziamento e l’incognita del dissesto finanziario

Ex LSU a rischio licenziamento e l’incognita del dissesto finanziario

Il Comune di Minturno

Il Comune di Minturno

Diventa sempre più complessa la questione degli ex LSU del Comune di Minturno. L’Ente è in attesa dell’esito del decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Roma contro la Regione Lazio, chiamata a versare circa un milione e 200mila euro che il Comune di Minturno ha anticipato per il pagamento degli stipendi dei 35 dipendenti stabilizzati. L’udienza è fissata per il prossimo 4 maggio. E se da una parte il presidente Nicola Zingaretti ha annunciato la firma dell’accordo con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con la quale sarebbe stata trovata una soluzione che garantisca la tutela del reddito per i circa 1.000 LSU impiegati nei vari Comuni del Lazio, dall’altra la Regione ha presentato una lettera di preavviso con la quale informa l’avvio del procedimento di revoca dei contributi erogati in favore del Comune di Minturno ammontanti in 183.950 euro. Ovvero i primi rimborsi che l’Ente ha ricevuto dalla Pisana a copertura della stabilizzazione degli ex LSU. La missiva, inviata da Direzione regionale del lavoro, cita i controlli esperiti dalla Corte dei Conti sulla base della documentazione inviata dal Comune di Minturno.

Secondo quanto scrive il direttore regionale Marco Noccioli (lettera disponibile alla fine dell’articolo), “non risulta che gli Enti Locali, anche prescindendo dalla natura dei fondi erogati dalla Regione, abbiano operato una programmazione, anche prospettica, del fabbisogno di personale e abbiano operato la stabilizzazione omettendo di valutare che gli oneri, quando fosse cessata l’erogazione del finanziamento regionale, sarebbero gravati in toto sul bilancio dell’Ente”. Infatti, con la stabilizzazione i lavoratori socialmente utili diventato a tutti gli effetti dipendenti pubblici e quindi “gravano sul bilancio dell’ente stabilizzatore, contribuendo a determinare l’ammontare delle spese complessive del personale”. L’accordo regionale – che poi abbiamo visto è diventato nullo a causa di un funzionario non legittimato a ratificare l’accordo stesso (come la stessa lettera spiega più avanti) – prevedeva una stabilizzazione a tempo determinato di 5 anni. L’amministrazione Galasso prima e il commissario prefettizio poi hanno stipulato invece un’assunzione a tempo indeterminato, diversamente da quanto previsto dalla Pisana. E la Corte dei Conti lo fa ben notare nel documento. Insomma, il Comune di Minturno avrebbe proceduto alle assunzioni in assenza di condizioni che garantissero il rispetto dei limiti di spesa soggetti al patto di stabilità.

Nella lettera di parla anche della legittimazone del funzionario regionale rogante alla stipula delle convenzioni, ribadendo che “il direttore regionale è l’unico soggetto legittimato ad adottare i relativi atti”. E aggiunge: “Non si può, a detta della stessa Corte e contrariamente a quanto sostiene la vostra amministrazione, considerare la DGR 54/2012 come atto che ‘riconosce formalmente gli accordi’, poiché un atto di indirizzo politico, quale è una DGR, non ha la valenza amministrativa di ratifica di atti adottati con incompetenza relativa a farlo”. Continuando a leggere si evince anche che nel 2011 la stipula della convenzione è avvenuta in ritardo, oltre il termine di scadenza fissato il 30 ottobre 2011.

Ritornando alla natura dei contributi, la magistratura contabile fa presente anche il mancato rispetto delle norme in materia di riduzione di spesa del personale, in quanto i fondi sociali europei (FSE), sui quali si basava la stabilizzazione, potevano essere utilizzati “solo per eventuali percorsi formativi dei lavoratori stessi, qualora necessari” e non per la stabilizzazione.

In pratica, sulle prime 26 assunzioni “non vi era alcuna indicazione circa la loro copertura con FSE”. Nella seconda tornata di assunzioni, addirittura “il FSE non è più menzionato, nemmeno per una eventuale formazione”, senza contare che la richiesta, come già detto sopra, era stata inoltrata oltre i termini di scadenza.

Conclude la lettera: “Appare logico e consequenziale che non ricorrono i presupposti normativi di legittimità per le assunzioni effettuate, non potendosi dunque dare seguito ai finanziamenti”. Di qui la richiesta di restituzione di 183.950 euro già erogati in favore del Comune di Minturno.

Una richiesta che ha messo in allarme l’amministrazione comunale in quanto non solo sono a rischio licenziamento i 35 ex LSU ma al tempo stesso si paventa nuovamente lo spettro dello sforamento del patto di stabilità e di conseguenza il dissesto finanziario dell’Ente. La stessa situazione la sta vivendo il Comune di Rieti, che ha ricevuto la medesima lettera con la quale però si richiede la restituzione di una somma più alta: circa 640mila euro.

Da parte sua il sindaco Paolo Graziano ha sottolineato che “è dovere dell’amministrazione tutelare il lavoro dei 35 dipendenti comunali stabilizzati”. Ma non nasconde che la situazione sia davvero complicata e di difficile scioglimento.

La prima mossa dell’amministrazione è quella di presentare ricorso alla richiesta di restituzione dei circa 184mila euro da parte della Regione Lazio, dando mandato all’avvocato Maurizio Mele, già incaricato del decreto ingiuntivo per la restituzione di un milione e 200mila euro. Poi cercare l’accordo con gli altri Comuni laziali interessati dalla medesima vicenda. Sarà portata avanti, con ogni probabilità, un’azione legale congiunta con l’obiettivo di trasmettere le proprie deduzioni alla Corte dei Conti, al Ministero dell’Interno, alla Procura della Repubblica e, ovviamente, alla stessa Regione Lazio, in merito alle presunte assunzioni illegittime. Altre azioni riguardano l’apertura di un tavolo con i sindacati e la Regione. Graziano vuole anche prendere visione dei termini dell’accordo preso da Zingaretti con il Ministero per la stabilizzazione degli LSU, anche se ha mostrato un certo scetticismo in quanto i lavoratori socialmente utili sono già dipendenti pubblici stabilizzati. Anche il CAL (Consiglio Autonomie Locali) ha già inviato richiesta alla Pisana di risolvere la questione dei soldi spettanti ai Comuni, tra cui Minturno.

La situazione si presenta, dunque, ingarbugliata tra cause ancora pendenti e ricorsi. In tutto questo, su 35 dipendenti comunali e rispettive famiglie piomba nuovamente l’incubo del licenziamento.
Giuseppe Mallozzi

DOWNLOAD: Lettera Regione LSU

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