Pesca e pescatori, l’omertà impoverisce tutti

Pesca e pescatori, l’omertà impoverisce tutti

Pesca

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Ci meravigliamo se leggiamo articoli che riguardano località di mare dove, pochi noti, hanno sfruttato il loro ruolo, il potere che ricoprono, per arricchirsi, o per raggirare quei pescatori che hanno investito tutto, sacrificando troppo spesso la propria famiglia. Nel 2007 scrissi “qualcosa” al riguardo, dedicando le mie riflessioni ad Albino Scarpellino, un papà, un marito, un pescatore che oggi dal cielo osserva ogni cosa. Le parole riportate su quel testo scossero non poco alcuni politici, o presunti tali, ma anche una parte del mondo della pesca professionale, dell’associazionismo. Vongolare, strascico, volanti, turbosoffianti, un sistema ben organizzato, che si avvita sulle spalle della categoria. Dare voce alla Verità può avere un prezzo molto alto.

Alcune domande rimaste senza risposte:
• Perché sono state rilasciate ulteriori autorizzazioni per la pesca sperimentale del pesce azzurro se le imprese esistenti e in attività non riuscivano ad avere un bilancio positivo?
• Perché, se la Laguna di Venezia è un’area di interesse internazionale, sono state rilasciate autorizzazioni per la pesca con il sistema vibrante (attrezzo che alcuni studiosi ritengono arrecare danni permanenti all’ecosistema lagunare)?
• Perché nel Lazio e nella Campania si permette alle turbosoffianti di pescare ad una distanza dalla costa tale da pregiudicare per sempre la sopravvivenza delle telline, e favorire la scomparsa dei pescatori, che con rastrelli da natante, cercano di tirare a campare?
• Perché si accusano i pescatori di questioni per le quali erano state delegate strutture di ricerca di carattere nazionale e internazionale? L’aumento di potenza, l’uso di un sistema di pesca, il fermo pesca programmato sempre in periodi non idonei, la gestione delle aree marine protette, le nursery, tutte questioni tecniche sulle quali gli operatori avrebbero potuto unicamente offrire la propria esperienza.
• Perché nella liquidazione del premio per le demolizioni, non si tiene nella dovuta considerazione il fatto che, in alcuni casi, la richiesta proviene da persone gravemente malate, e quindi impossibilitate nel proseguire l’attività?

Pesca sportiva: dopo varie riunioni e contatti con la Direzione Generale nei mesi di novembre e dicembre dello scorso anno, è emersa la comune volontà, sia del Ministero che della FIPSAS, anche a nome delle altre associazioni, di prevedere una proroga di un anno (fino al 31/12/2014) per tutti i pescatori sportivo-ricreativi, tesserati e non, per rinnovare i permessi scaduti e quelli in prossimità di scadenza. Pertanto tutti i pescatori sportivi e ricreativi (più di un milione) ai quali è già scaduto e/o scadrà a breve il permesso di pesca in mare, possono continuare la propria attività alieutica senza problemi per l’intero anno 2014, restando valida, per esibirla alle Autorità, l’attestazione precedente (anche se scaduta).

Considerazione: ammesso che tutti i pescatori dilettanti rispettino le regole legate alle quantità, alle misure, ecc., perché un pescatore professionale, che esercita quel mestiere per sostenere la famiglia, oltre a dover rispettare le norme, deve continuare a navigare in balia del burrascoso oceano di burocrazia, italiana e comunitaria?

Non potrebbe, anche la pesca sportiva, contribuire al ripopolamento ittico, attraverso l’istituzione di una piccola tassa di 50,00 euro l’anno per restare in possesso del permesso di pesca sportiva? Cinquantamilioni di euro con i quali, volendo, si potrebbe anche finanziare un fermo biologico nel rispetto dei periodi riproduttivi, sostenendo la cassa integrazione in deroga, e allungando il periodo finanche a 90 giorni complessivi nell’arco di un anno solare. Perché non cambiare, per crescere e migliorare le condizioni di vita di coloro che continueranno ad andare per mare?
Erminio Italo Di Nora

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