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Cumuli di rifiuti abbandonati davanti l’ex Asia, altri ancora sotto sequestro dal 2008: una situazione irrisolta

Cumuli di rifiuti abbandonati davanti l’ex Asia, altri ancora sotto sequestro dal 2008: una situazione irrisolta

ASAI rifiuti si sono accumulati, settimana dopo settimana. Fino a diventare ormai qualcosa di indecoroso. All’entrata del deposito ex Asia, tristemente noto per le diverse inchieste e i sequestri operati dalla Guardia di Finanza, sono diverse le “montagnelle” di monnezza di ogni tipo. Si va dai sanitari al materiale ferroso, dagli pneumatici fino alle alghe. In larga parte si tratta di rifiuti speciali, non pericolosi, certo, ma pur sempre materiale che doveva essere smaltito secondo le normative vigenti. Ad oggi quel cumulo informe resta lì, incustodito, e in balia di qualsiasi persona che una notte potrebbe divertirsi a dargli fuoco. Anche perché in quell’area l’impianto di videosorveglianza non esiste, con buona pace per le forze dell’ordine. E non sarebbe nemmeno la prima volta: di incendi, anche all’interno del deposito, si sono alternati parecchi, sempre senza l’identificazione di un colpevole.
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I rifiuti abbandonati fuori del deposito ex Asia

I dipendenti dell’Asa assicurano che quel materiale non è stato abbandonato da loro ma da residenti e non. Insomma, chiunque. Si approfitta del favore della notte per andare in zona Parchi e abbandonare ogni genere di rifiuto, restando impunito. È vero anche che la ditta non è in grado di gestire una quantità di rifiuti come accumulatasi davanti al deposito, perché ad oggi manca un’area per lo stoccaggio. L’isola ecologica, che dovrebbe essere realizzata in via temporanea in zona Recillo, non è ancora terminata, nonostante i lavori siano di “somma urgenza”. E non è dato sapere quando saranno conclusi. E la ditta è costretta a compiere più viaggi in discarica non avendo a disposizione nemmeno gli scarrabili, posti sotto sequestro dagli agenti della Guardia di Finanza a settembre scorso nell’ambito di una nuova inchiesta, che vede tre persone denunciate per reati ambientali.

Ma il problema è molto più esteso. Oltre ai “nuovi” di rifiuti, nell’area ex Asia restano ancora lì, dal 2008, quelli posti sotto sequestro dalle Fiamme Gialle e ad oggi non ancora dissequestrati. Rifiuti che la Procura della Repubblica di Latina ha classificato come “pericolosi” e che riguardano tanto la gestione Cic quanto quella della Ego Eco.
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I rifiuti ancora sotto sequestro

Le amministrazioni comunali che si sono succedute hanno sempre negato di sapere di quei rifiuti accumulatisi negli anni, eppure secondo la documentazione acquisita dalla Procura di Latina, in particolare dal pm Giuseppe Miliano, titolare dell’inchiesta sullo scandalo dei rifiuti, entrambe le giunte Graziano e Sardelli sarebbero sempre state al corrente della vergognosa situazione in cui versava l’ex Asia, tant’è che era stato sottoscritto con il curatore fallimentare dell’area stessa un contratto che prevedeva tra gli oneri in capo al Comune quello di provvedere alla bonifica di tutti i materiali ivi presenti (“i necessari interventi nonché la bonifica dei rifiuti speciali”, secondo quanto riportato nel contratto con delibera di giunta comunale numero 15 del 20 gennaio 2004, ma anche in seguito, con il passaggio alla Ego Eco). Bonifica che, come sappiamo bene, non è mai stata fatta.
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Altri rifiuti fuori dell’ex Asia

L’area è attualmente affidata alla ditta ASA, il cui contratto d’appalto, prorogato di tre mesi, è in scadenza il prossimo 24 aprile. Gli operatori ecologici lavorano tutti i giorni a pochi metri di distanza da questa bomba ambientale, che sta ai margini del deposito, chiusa all’interno di un recinto che poco serve a preservare la salute. In quel cumulo enorme c’è di tutto: dalle batterie al piombo esauste ai fusti di olio, dagli pneumatici agli ingombranti e altri rifiuti pericolosi per l’ambiente. Rifiuti abbandonati, come già detto, ormai dall’agosto 2008, quando i Baschi Verdi di Formia operarono il primo sequestro all’ex Asia e alla discarica di Via Obelisco, in località Pantano Irto, che diedero l’avvio alla maxi inchiesta sui rifiuti che ha portato ai primi arresti nel dicembre 2009 e agli altri sette dell’ottobre 2010 che hanno dato il via all’ormai famoso processo Ego Eco presso il Tribunale di Gaeta e relativa sentenza nel luglio 2013. Ebbene, nel sito di Pantano Irto la Procura ha dato il nulla osta per il dissequestro e la relativa bonifica. Il Comune di Minturno aveva individuato quell’area come discarica temporanea ma la situazione è sfuggita di mano, tanto che chiunque vi si recava per abbandonare ogni genere di rifiuti. Addirittura si era formato un cumulo tale da impedirne l’accesso.
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Ancora rifiuti

Tutto fermo invece per l’area dove oggi opera l’ASA. L’ex deposito ai Parchi era in origine un complesso aziendale dove operava la Asia Srl, una ditta che si occupava di raccolta e smaltimento di materiale ferroso, poi fallita. Nella realtà, invece, si sono accumulati rifiuti di ogni tipo. Si verificarono anche diversi incendi, al punto che si mosse la magistratura che decise per il sequestro e vi rimase fino a quando l’area fu concessa dal Comune di Minturno alla Cic prima e alla Ego Eco poi. Insomma, quei rifiuti non si potevano toccare. In seguito ci fu il secondo sequestro, quello dell’agosto 2008 operato dalle Fiamme Gialle. E da allora più niente e non se ne comprende il motivo, visto che l’altro sito è stato bonificato ormai da diversi anni. Liberare l’area interna all’ex Asia, oltre che salvaguardare l’ambiente e la salute umana, darebbe la possibilità agli operatori ecologici di lavorare al meglio e gestire uno spazio più ampio e al Comune di Minturno di realizzare finalmente una adeguata isola ecologica.
Giuseppe Mallozzi

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