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Rimessi in libertà alcuni rapaci soccorsi dal Parco Regionale Riviera di Ulisse – PHOTOGALLERY

Rimessi in libertà alcuni rapaci soccorsi dal Parco Regionale Riviera di Ulisse – PHOTOGALLERY

rapaci liberi (3)E’ stata una mattina emozionante, complice anche uno splendido e caldo sole, quella che ha richiamato un folto pubblico, specialmente bambini, al campo Sportivo Caracciolo Carafa di Minturno. Il personale dell’ Ente Parco regionale Riviera di Ulisse, in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato U.T.B di Fogliano ha organizzato un evento aperto a tutti per rimettere in libertà alcuni esemplari di uccelli rapaci riabilitati presso il Centro Recupero Fauna Selvatica di Fogliano e il Centro Recupero Animali Selvatici di Gaeta. Questi splendidi quanto affascinanti volatili, dopo aver vissuto terribili momenti e lunghi tempi di attesa per potersi ristabilire completamente, stamattina hanno finalmente spiccato il volo, assaporato nuovamente la ritrovata libertà.

Il personale dell’Ente Parco, con la preziosa collaborazione dell’ispettore del Corpo Forestale di Stato Roberto Mayer e dei suoi colleghi, ha illustrato a tutti i presenti quali rapaci sarebbero stati liberati, le loro caratteristiche fisiche, le loro abitudini e il loro percorso di riabilitazione. Questo perché, come ha raccontato lo stesso Mayer, “Ogni animale ha una sua storia, un suo percorso, spesso ostacolato proprio dalla crudeltà dell’uomo”. I rapaci in questione, infatti, sono solo una piccola percentuale dei volatili che vengono letteralmente massacrati da cacciatori senza scrupoli e solo pochissimi di loro riescono ad essere soccorsi in tempo e salvati. Tanta era la trepidazione dei bambini, ma anche degli stessi adulti, accorsi davvero numerosi, per assistere a questi emozionanti momenti. Il personale del Parco, vista l’eccezionalità dell’evento, ha infatti permesso a tutti i presenti di poter osservare da molto vicino i rapaci prima che venissero lasciati andare. I bambini, meravigliosamente curiosi e impazienti come solo loro sanno essere, hanno persino potuto accarezzare animali che altrimenti non potrebbero mai toccare, come il velocissimo predatore falco pellegrino, il nostrano gheppio, il lodolaio e il nibbio bruno.

Questi quattro esemplari maschi sono stati i veri protagonisti della giornata. Un pochino spaventati, sebbene tenuti tra le mani di chi si è impegnato lunghi mesi per accudirli ed aiutarli a guarire completamente, i quattro rapaci hanno letteralmente conquistato tutti i presenti, anche con il racconto delle loro storie vissute. E’ il caso del lodolaio, che è stato recuperato dal Corpo Forestale con le tutte le penne spezzate, segno che con ogni probabilità era sempre stato tenuto in gabbia da qualcuno e poi abbandonato senza nessuno scrupolo. Ci sono voluti ben 13 mesi di permanenza al rifugio di Fogliano per consentire allo sfortunato volatile di cambiare totalmente il piumaggio e riabituarsi al volo. Forse, però, la storia più toccante è quella del Nibbio bruno, l’esemplare più grande che è stato liberato stamattina. Con un meraviglioso piumaggio ed una incredibile apertura alare, questo esemplare di nibbio è stato sequestrato due anni fa in un paesino della Ciociaria, dove era tenuto in casa da un uomo che l’aveva catturato. Abituatosi alla cattività, era diventato una sorta di mascotte del paese e, proprio per questo, totalmente incapace di cacciare, poiché veniva nutrito come un animale domestico a tutti gli affetti.

“Ecco perché” – ha affermato Mayer – questa è la terza volta che proviamo a rimettere Nibbio in libertà (è questo il nome che gli anno dato), nella speranza che, per necessità, impari a cacciare invece di attendere che qualcuno lo sfami, come ha sempre fatto finora”. Proprio per la singolare storia di Nibbio, Mayer si è raccomandato a tutti i presenti, e soprattutto ai volontari dell’ente parco, di tenerlo particolarmente d’occhio, anche per evitare che qualche altro malintenzionato possa approfittare dell’eccessiva fiducia di questo rapace nei confronti dell’uomo e catturarlo nuovamente. Se Nibbio non riuscirà a riabituarsi alla libertà, per evitare che muoia di stenti, il Corpo Forestale lo riprenderà al rifugio.

Dopo questi quattro voli davvero emozionanti (lo confesso, a me è scesa una lacrimuccia di commozione), i bambini hanno potuto tenere tra le mani e farsi fare una foto con un piccolo e delizioso esemplare di civetta che, assieme ad un ben più grande allocco, verranno liberati questa sera col favore del buio, data la natura notturna di questi rapaci. Infine, l’ispettore Mayer ha mostrato due esemplari di tartarughe di terra molto grandi, una greca ed una italiana, raccomandandosi con particolare attenzione di non catturare mai un animale in libertà, a meno che – ovviamente – non sia ferito e necessiti di cure.

Personalmente, da amante degli animali quale sono da sempre, ho apprezzato moltissimo questa esperienza. E’ stato un modo istruttivo e per molti versi anche “scolastico” di insegnare ai bambini il rispetto per gli animali e per la loro libertà. Non è un caso, infatti, che l’Ente Parco abbia indirizzato l’invito soprattutto ai bambini delle scuole elementari e medie, affinché potessero vivere una giornata per loro molto speciale e imparare tante cose nuove “sul campo”. Il personale del Parco, così come lo stesso ispettore Mayer, sono stati maestri pazienti e dettagliati nel descrivere i rapaci ai bambini, nel far loro domande, nell’insegnare attraverso la pratica il rispetto per gli animali. Rispetto, una parola che oggigiorno sembra essere tristemente fuori moda, mentre dovrebbe essere il punto cardine di ogni nostro comportamento. Un messaggio importante, rivolto soprattutto ai “piccoli umani” che saranno gli adulti di domani. Un modo concreto, che dovrebbe diventare prassi, per insegnare che la libertà, come per qualsiasi essere vivente, è una cosa seria. E un diritto.
Gisella Calabrese

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