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Licenziati i 35 ex LSU, il 30 aprile l’ultimo giorno di lavoro. Tra le motivazioni preservare “l’interesse pubblico”

Licenziati i 35 ex LSU, il 30 aprile l’ultimo giorno di lavoro. Tra le motivazioni preservare “l’interesse pubblico”

Gli ex LSU al consiglio comunale

Gli ex LSU al consiglio comunale

Una lettera asettica, nella quale vengono semplicemente elencati tutti gli atti annullati, in autotutela, che hanno comportato il decadimento delle procedure di stabilizzazione dei 35 ex LSU. Non una parola di solidarietà, di conforto, di scuse. Nemmeno un cenno. Una nota essenzialmente tecnica inviata dal responsabile del servizio affari generali e personale e non accompagnata da quella del sindaco Paolo Graziano. Una decisione, quella dell’amministrazione, che desta scalpore: in un periodo di crisi economica, come quello che stiamo vivendo, 35 persone restano senza lavoro. Il prossimo 30 aprile sarà, dunque, l’ultimo giorno lavorativo per i dipendenti stabilizzati che hanno vissuto quest’ultimo anno tra l’angoscia e la speranza. Hanno combattuto, vincendo in tribunale anche sulla sospensione decisa dall’amministrazione con il conseguente reintegro. Eppure, alla fine sono stati completamente rimossi. Già, perché l’elenco degli atti annullati sembra dire che il servizio prestato non sia mai esistito. Nella lettera di licenziamento (disponibile alla fine dell’articolo) si legge chiaramente: “La procedura di stabilizzazione per il suo reclutamento in servizio è risultata essere illegittima per la violazione di norme imperative (art. 1, comma 557 della Legge n. 296/2006 e s.m.i. ed art. 14, comma 9 del D.L. n. 78/2010, come convertito in legge)”. Entrando nei dettagli tecnici, nella nota viene richiamata la delibera n. 97 del 15 aprile 2014 (disponibile alla fine dell’articolo), con la quale sono stati annullati diversi atti, in quanto, come già detto, “assunti illegittimamente per violazione di norme imperative”. La giunta, visto il parere pro veritate dell’avvocato Nicola Parisio, acquisito l’8 aprile scorso, delibera di agire in autotutela, annullando con efficacia ex tunc la procedura posta in essere per la stabilizzazione di 35 lavoratori ex LSU/LPU. Ex tunc, ovvero “fin dall’inizio”, rimuovendo quindi retroattivamente gli effetti degli atti anteriori come se essi non fossero mai esistiti. Come se gli ex LSU non avessero mai lavorato al Comune di Minturno in questi ultimi quattro anni di stabilizzazione. Completamente spazzati via. Cancellati.

Con tale provvedimento, infatti, l’amministrazione ha annullato la delibera di giunta n. 324 del 28 dicembre 2010, avente per oggetto “Programmazione delle assunzioni di 26 lavoratori socialmente utili. Direttive”; la delibera di giunta n. 329 del 30 dicembre 2010 avente per oggetto “Stabilizzazione di n. 26 Lsu” con la quale si è proceduto all’assuzione-stabilizzazione di 25 LSU/LPU a decorrere dal 1 gennaio 2011, in attuazione della convenzione-protocollo con la Regione Lazio e successivamente integrata con l’accordo sottoscritto in data 8 novembre 2011 dal Segretario generale del Comune presso la Regione Lazio. E ancora la delibera di giunta n. 179 del 17 maggio 2011, avente per oggetto “Programmazione triennale del fabbisogno di personale 2011/2013 e Piano annuale assunzioni 2011. Determinazioni”. Tutte queste delibere sono state adottate dalla giunta Galasso. Annullate anche altre tre delibere del Commissario prefettizio: la n. 24 del 27 giugno 2011, avente per oggetto “Riconferma delibera G.C. n. 179/2011”; la n. 224 del 27 dicembre 2011 avente ad oggetto “Presa d’atto accordo stipulato tra la Regione Lazio e il Comune di Minturno per la stabilizzazione di n. 10 unità lavorative LSU/LPU dal 2 gennaio 2012. Determinazioni”; e la n. 227 del 29 dicembre 2011, con la quale si è provveduto a dare attuazione all’assunzione-stabilizzazione di n. 10 lavoratori LSU/LPU con decorrenza dal 2 gennaio 2012.Infine, l’ultimo atto ad essere annullato è la delibera di giunta n. 80 del 18 luglio 2012, redatta dall’amministrazione Graziano, avente per oggetto “Rideterminazione dotazione organica al 31 dicembre 2011. Determinazioni”.

L’annullamento di tutti questi atti amministrativi comporta, di conseguenza, il decadimento delle determine emesse dal segretario generale n. 4 del 14 gennaio 2011 per la stabilizzazione di 9 operai cat. A1; n. 5 del 14 gennaio 2011 per la stabilizzazione di 17 impiegati cat. B1; n. 2 del 19 gennaio 2012 per la stabilizzazione di 6 operai cat. A1 e n. 4 impiegati cat. B1. E ancora, decadono anche i contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato e a tempo parziale di 20 ore settimanali, sottoscritti da 25 lavoratori ex LSU, con decorrenza attività lavorativa dal 1 gennaio 2011 e da altri 10 lavoratori ex LSU/LPU, con decorrenza dal 2 gennaio 2012.

Per comprendere meglio le motivazioni addotte dall’amministrazione per questo licenziamento bisogna scorrere la già citata delibera 97 con la quale si procede all’annullamento, in autotutela, delle procedure di stabilizzazione degli ex LSU/LPU. Più volte vengono richiamati i concetti di “risparmio” e di “interesse pubblico”.

In merito ai conti del bilancio si legge: “Il Comune di Minturno ha portato in detrazione, dalla spesa del personale, i contributi ‘promessi/devoluti’ dalla Regione Lazio, dalla stessa definiti ‘Comunitari’ nel secondo dei citati accordi, iscrivendo nel conto del bilancio, sotto la voce ‘residui attivi’, i crediti vantati dal Comune di Minturno nei confronti della Regione Lazio aventi la loro ragione giustificatrice” nei protocolli di intesa sottoscritti il 30 dicembre 2010 e il 22 dicembre 2011.

In osservanza alla nota della Regione Lazio, che chiede la restituzione di 183.950 euro, ovvero soldi anticipati per la copertura degli stipendi degli LSU stabilizzati, “si rende necessario procedere alla cancellazione dal bilancio dei residui attivi costituiti dai crediti vantati dal Comune di Minturno nei confronti della Regione Lazio, aventi la loro ragione giustificatrice nei citati Protocolli d’Intesa del 30 dicembre 2010 e del 27 dicembre 2011, in quanto gli stessi crediti, se non ancora definitivamente inesigibili, si configurano, di certo, controversi o quantomeno di dubbia o difficile esazione (…), con ciò comportando un diverso risultato contabile di amministrazione che potrebbe determinare il mancato rispetto del Patto di Stabilità”.

E ancora, viene richiamato “il consolidato orientamento della Giustizia amministrativa, secondo cui, in caso di annullamento d’ufficio di un illegittimo provvedimento causativo di un indebito e considerevole esborso di denaro pubblico, in materia di assunzione e gestione di personale pubblico (cui è senz’altro assimilabile la presente deliberazione di annullamento in autotutela), l’interesse pubblico alla rimozione dell’atto illegittimo è in re ipsa, non richiedendo, pertanto, specifica motivazione, non potendo in alcun modo le eventuali posizioni giuridiche soggettive consolidatesi per effetto di un legittimo affidamento nella legittimità e stabilità dell’atto amministrativo successivamente annullato d’ufficio, su di esso prevalere, ed essendo lo stesso interesse pubblico ravvisabile, quantomeno, nella primaria necessità di risparmiare ed evitare spese non giustificate in base alla normativa, nonché cessare la produzione di ulteriori effetti ‘contra legem’”.

Viene valutata, in ogni caso, “la sussistenza nel caso di specie di un preminente, concreto e attuale interesse pubblico alla rimozione degli atti illegittimi, concretantesi nella esigenza fondamentale di evitare il protrarsi dell’illegittimo, considerevole e continuativo esborso di denaro pubblico, stante la revoca, ai danni del Comune di Minturno, del finanziamento regionale posto a fondamento dei citati protocolli d’intesa del 30 dicembre 2010 e del 27 dicembre 2011”; e ancora “la sussistenza, altresì, del presupposto dell’illegittimità della procedura di stabilizzazione in ragione dell’incidenza dei riscontrati vizi sulla legittimità, corretta ed economica gestione dell’azione amministrativa”.

L’interesse pubblico viene ancora richiamato in delibera: “Nell’ottica del bilanciamento con i contrapposti interessi dei privati/lavoratori ex LSU, destinatari degli effetti del provvedimento di cui sopra, un interesse pubblico di somma portata, cui è senza dubbio riconducibile l’esigenza di porre fine ad una insostenibile ed ingiustificata erogazione mensile di denaro pubblico, non può ragionevolmente non prevalere sull’affidamento dei 35 lavoratori ex LSU alla conservazione del posto di lavoro, determinandosi, in caso contrario, un irrimediabile danno economico per l’Ente locale, che si troverebbe nella obiettiva impossibilità di garantire alla collettività amministrata i servizi pubblici essenziali, oltre che l’incapacità del medesimo Ente di garantire l’osservanza della rigorosa normativa in materia di contenimento della spesa pubblica, con inevitabile esposizione alle gravi conseguenze sanzionatorie previste per il mancato rispetto del Patto di Stabilità”.

Fino ad ora i 35 ex LSU sono stati in silenzio, in attesa di valutare la procedura nella sua completezza. Con dignità, senza clamore. Con le motivazioni in mano proseguiranno la lotta per il proprio posto di lavoro attraverso vie legali, così come avvenuto con il provvedimento di sospensione. Una sentenza ha già dato loro ragione, ribadendo la legittimità della loro assunzione a tempo indeterminato.

Un altro aspetto controverso è il fatto che, ammettendo l’illegittimità di queste assunzioni, automaticamente il Comune di Minturno è come se rinunciasse a pretendere il pagamento di oltre un milione e 200mila euro anticipati per pagare gli stipendi ai dipendenti stabilizzati. Da ricordare che il Comune ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro la Regione Lazio, al quale quest’ultima si è opposta e si attende quindi l’udienza. Il discorso è strettamente connesso agli equilibri di bilancio. Una situazione davvero confusa, di cui si attendono gli sviluppi nei prossimi mesi.
Giuseppe Mallozzi

DOWNLOAD: Lettera licenziamento ex LSU

Delibera GC 97-2014

Determina 315-2014

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