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Abusivismo edilizio, Legambiente assegna la Bandiera Nera all’amministrazione di Minturno

Abusivismo edilizio, Legambiente assegna la Bandiera Nera all’amministrazione di Minturno

Abusivismo edilizio al Garigliano (foto di Sergio Nazzaro)

Abusivismo edilizio al Garigliano (foto di Sergio Nazzaro)

Se Gaeta e Ventotene quest’anno hanno preso la Bandiera Blu, anche Minturno si è aggiudicata la sua bandiera da sventolare. Purtroppo di un altro colore: nero. Legambiente ha infatti assegnato all’amministrazione comunale di Minturno la Bandiera Nera. La motivazione riguarda “lo stato di cementificazione selvaggia in cui versa la sua fascia costiera di alto valore paesaggistico, stretta nella morsa del cemento tra stabilimenti balneari e abitazioni private costruite a ridosso del mare in molti casi abusivamente, a destra della foce del fiume Garigliano”. E sempre la foce del Garigliano è stata identificata come “inquinata” e quindi non balneabile. In tutto tre sono state le bandiere nere assegnate da Legambiente nel Lazio per denunciare i fenomeni di mancata depurazione e di cementificazione del territorio. L’associazione definisce le “bandiere nere” come i vessilli della vergogna che attribuisce a chi si macchia di abusi e gravi mancanze ai danni del mare e delle coste italiane. E due dei tre vessilli sono andati alla provincia di Latina. Oltre Minturno, infatti, l’altra è andata all’Immobiliare Gualandri, che sta “gestendo con trattative riservate la vendita di una porzione del “Parco del Circeo”: oltre due milioni di metri quadri, che includono anche il “Picco di Circe”, il punto più alto di tutto il promontorio”. L’ultima, invece, alle amministrazioni del comprensorio (Cerveteri e Ladispoli) e al gestore del servizio idrico Acea ATO2, “per la pessima condizione del Fosso Zambra, fortemente compromesso dallo stato di inquinamento nel quale versa ormai da troppo tempo, come il vicino Rio Vaccina, a causa dell’insufficienza degli impianti di depurazione del territorio e di scarichi incontrollati”.

Inoltre, per quanto riguarda la salute delle acque, nelle indagini di Goletta Verde, la nave di Legambiente, su 24 punti monitorati nel Lazio, ben 17 sono risultati “fuorilegge”. Ancora in forte crisi la depurazione nella nostra Regione, ma anche nella provincia pontina dove sette sono i prelievi effettuati dai tecnici della Goletta Verde, tre dei quali “fuorilegge”.

Le acque campionate dai biologi di Legambiente evidenziano la presenza di scarichi non depurati adeguatamente con presenze di valori di escherichia coli e enterococchi intestinali al di sopra dei valori consentiti dalla normativa vigente, in particolare per i campionamenti effettuati in prossimità di foci di fiumi, torrenti e canali. Ma anche le acque prelevate nei pressi di alcune spiagge – dov’era notevole la presenza di bagnanti – hanno raggiunto preoccupanti livelli di carica batterica.

È questa la fotografia scattata da Goletta Verde, la celebre campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, che ha fatto tappa nel Lazio oltre che per verificare lo stato di salute del mare, anche per puntare l’attenzione sulla cementificazione delle coste, l’erosione costiera e il consumo di suolo e sul mare “negato” ai bagnanti.

Per quanto riguarda la provincia di Latina sono stati sette i prelievi effettuati dai tecnici della Goletta Verde. L’unico campionamento risultato “fortemente inquinato” è quello effettuato a Formia, in località Gianola, alla foce del rio Santacroce. “Inquinate”, invece, le acque prelevate a Latina (Foce Verde, incrocio tra strada Valmontorio e Strada dell’Argine) e quello a Marina di Minturno (alla foce del fiume Garigliano). Entro i limiti di legge, invece, i campionamenti a San Felice Circeo (spiaggia a 400 m alla sinistra idrografica del torrente Vittoria, presso viale Europa), a Terracina (foce canale Sisto, località San Vito), a Fondi (foce canale Sant’Anastasia, nell’omonima località) e a Gaeta (spiaggia in corrispondenza del torrente Longato – fronte via Sant’Agostino).

“È passato un anno, Goletta Verde è tornata nel Lazio ma il problema delle carenze della depurazione è sempre lì. Si tratta di una sfida da affrontare senza più tentennamenti – afferma Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale di Legambiente – che di certo non è nuova, visto che anche secondo l’Istat nel 2008 la performance depurativa del Lazio era tra le peggiori tra quelle delle regioni costiere del centro Italia, con appena il 65% del carico prodotto trattato. È evidente, dunque, che non si può continuare a compromettere la salute dei nostri corsi d’acqua e del nostro mare. Anche perché le carenze del sistema di depurazione non solo danneggiano ambiente e salute ma rischiano di farci spendere inutilmente soldi pubblici per pagare le sanzioni europee che potrebbero essere utilizzati per dare il via a cantieri per il trattamento dei reflui fognari. Regione e Comuni, sia costieri che dell’entroterra, si attivino per colmare finalmente questo gap, perché investire sulla tutela dell’ambiente è condizione indispensabile alla stessa economia della regione”.

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