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Sogin, appalti e ricorsi. Giallo sulla centrale nucleare del Garigliano

Sogin, appalti e ricorsi. Giallo sulla centrale nucleare del Garigliano

Centrale Nucleare del Garigliano

Centrale Nucleare del Garigliano

Sono avvolti ancora nel mistero i risultati dell’attività istruttoria portata avanti all’interno della Sogin circa le modalità di assegnazione dell’appalto a una società campana per la costruzione del D2, il deposito temporaneo di Saluggia, in provincia di Vercelli. Quello che è certo è che i colloqui voluti direttamente dal presidente Aragona sono terminati. Come è altrettanto sicuro che i lavori di costruzione del deposito non termineranno per la data prevista, ossia il prossimo due luglio.

Secondo quanto ci è stato riferito da fonti qualificate con esperienza nel settore del nucleare per quella data sarà pronto solamente il 40% dell’opera prevista. Nonostante i premi in denaro promessi all’impresa per accelerare i lavori, con doppi turni di lavoro, rischiosi, costosi e, alla luce dei risultati, del tutto inutili.

In considerazione anche del recentissimo richiamo da parte di Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che ha lamentato come alcune pareti in cemento siano state realizzate in modo talmente difettoso che, presumibilmente, sarà necessario abbatterle e costruirle ex-novo. Un danno economico che cadrà sulla Monsud, l’azienda campana che sta realizzando i lavori in Piemonte, e che lascia spazio a molte perplessità.

LA VERSIONE DI NUCCI
Dubbi che lo scorso 24 gennaio l’amministratore delegato di Sogin Giuseppe Nucci ha provato a dissipare, spiegando alla Commissione Attività produttive, commercio e turismo della Camera: «Abbiamo aperto alle imprese nazionali facendo in modo che tutte, dalle più piccole alle più grandi, potessero partecipare a quest’opera di bonifica ambientale. Abbiamo siglato accordi con le associazioni territoriali, accordi di legalità con le prefetture: questo – ha aggiunto Nucci – ci ha permesso di contrattualizzare circa 150 milioni di euro con un 53 per cento in più rispetto all’anno precedente. Inoltre – ha concluso l’ad di Sogin – realizzare circa 18 milioni di euro di ribassi tramite gare ha fatto sì che i prezzi si siano notevolmente ridotti e che la competizione abbia favorito il prodotto finale».

APPALTI ANNULLATI
Non la pensano così il Tar del Lazio e l’Ispra. Il primo ha annullato oltre la metà dell’appalto che riguardava i servizi di revisione e verifica «della strumentazione di radioprotezione e di laboratorio utilizzata per il controllo dei materiali provenienti da attività di disattivazione delle centrali e degli impianti Sogin». Un appalto del valore totale di quasi cinque milioni di euro e della durata di tre anni e che interessa le quattro centrali nucleari di Trino, Caorso, Latina e Garigliano, gli impianti Enea di Saluggia, Casaccia e Rotondella e l’impianto Fabbricazioni Nucleari di Bosco Marengo. Un appalto suddiviso in undici lotti, tutti affidati alla Ibsl, Ingegneria Biomedica Santa Lucia Spa in virtù della cosiddetta “procedura ristretta”, quella cioè con il criterio del prezzo più basso. Ma all’ apertura delle buste recanti i dati amministrativi e quelli generali e tecnici, è emerso che la Ibsl, unica partecipante a tutti gli undici lotti, aveva presentato una domanda non conforme a quanto richiesto dal bando, che prevedeva «la presenza di almeno due tecnici» per ogni lotto. La società alla quale sarebbe poi stato affidato l’appalto aveva invece indicato solo cinque tecnici specializzati che erano stati fatti ruotare sugli undici lotti. Sogin anziché escludere la società, l’ha ammessa con riserva, concedendole un termine per decidere se rinunciare a qualcuno dei lotti oppure presentare ex novo il nominativo di altri tecnici sufficienti a rispettare il numero minimo di due per ogni lotto intendesse concorrere. Un atteggiamento che ha scatenato la reazione delle società che nel gennaio 2012 si sono viste soffiare sotto il naso l’affare dalla Ibsl, che nel frattempo non aveva rispettato la prescrizione della Sogin indicando ancora i soli cinque nominativi per la copertura degli undici lotti del bando. «Violazione e falsa applicazione del codice dei contratti pubblici», recita la sentenza del Tar del Lazio, secondo il quale Sogin «in sede di esperimento di gara non abbia in alcun modo verificato la capacità tecnica di Biomedica e la conoscenza del-le apparecchiature da revisionare, richiesta dalla specifica tecnica». Sogin, prosegue la sentenza «ha quindi operato in maniera doppiamente difforme rispetto a quanto previsto dall’art. 46, comma 1 bis, del d.lgs. n. 163/2006, una prima volta perché quest’ ultima norma stabilisce che «la stazione appaltante esclude i candidati o i concorrenti in caso di mancato adempimento alle prescrizioni previste dal presente codice e dal regolamento e da altre disposizioni di legge vigenti», ed una seconda perché è la norma stessa a sanzionare espressamente con l’esclusione dalla gara i casi di «incertezza assoluta sul contenuto o sulla provenienza dell’offerta, per difetto di sottoscrizione o di altri elementi essenziali».

TRINCEE DEL GARIGLIANO
«A Garigliano stiamo smantellando e mettendo in sicurezza molti materiali», aveva annunciato Nucci ancora in Commissione Attività Produttive. Non immaginando che da lì a un paio di mesi l’Ispra bloccasse i lavori relativi alla bonifica delle trincee contenenti rifiuti a bassa attività. Un progetto attraverso il quale una serie di rifiuti radioattivi, interrati molti anni or sono, sarebbero dovuti essere recuperati e messi in sicurezza. La sospensione da parte di Ispra è arrivata dopo un sopralluogo effettuato da due funzionari dell’Istituto, che avevavo accertato come le operazioni di bonifica fossero iniziate senza l’ autorizzazione dell’ Ispra stesso. Ancora in attesa di una versione aggiornata del Piano Operativo dal 12 agosto del 2010. Una vicenda che nasconde anche un retroscena non proprio gratificante. Al tavolo della trasparenza con la Regione Campania, nel novembre del 2011 Sogin aveva dichiarato che la situazione presso la centrale del Garigliano fosse la seguente: per l’ottobre del 2011 avrebbe progettato il servizio di bonifica, entro i due mesi successivi avrebbe realizzato gli edifici di contenimento e degli impianti nucleari, avrebbe iniziato la bonifica delle trincee 2 e 3 per il prossimo luglio, finendole per il giugno del 2013. Infine, il piano prevedeva la realizzazione dell’ edificio di contenimento sulla trincea 1 per il dicembre 2013. Previsioni che però si vanno a scontrare con quanto dichiarato da Sogin stessa nel “Bilancio di sostenibilità per il 2010”. Nella parte relativa proprio alla centrale del Garigliano si legge che i lavori sono iniziati nel 2010. Una dichiarazione che ha permesso a Sogin di incassare un bonus economico dall’autorità per il gas e l’energia per il conseguimento di un obiettivo mai raggiunto.
Vincenzo Mulé

Fonte: Settimanale “Il Punto”

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