Salemme chiude in bellezza la stagione teatrale di Minturnae

Salemme chiude in bellezza la stagione teatrale di Minturnae

salemme minturnae 1Spettacolo riuscitissimo quello tenuto ieri sera presso il Teatro Romano di Minturnae da Vincenzo Salemme che ha portato in scena “Sogni e Bisogni”, commedia che ha chiuso la minirassegna presso il comprensorio archeologico, aperta da Giorgio Albertazzi. Il regista, nato a Bacoli, in provincia di Napoli, il 24 luglio 1957, dopo aver frequentato la Facoltà di Lettere e Filosofia presso l’Università Federico II di Napoli, viene scritturato dalla Compagnia Teatrale di Tato Russo e come attore debutta nella commedia “Ballata e Morte di un Capitano del Popolo”. A Roma, dove si trasferisce, inizia con comparse in “Quei Figuri di Tanti Anni Fa”, poi come attore ne “Il Cilindro” e ne “Il Sindaco del Rione Sanità” trasmesse da Rai1 nella stagione televisiva 1978/79. Collabora con la Compagnia di Eduardo prima, poi con il figlio di questi, Luca, fino al 1992.

Eccolo con “Sogni e Bisogni”, una commedia di fortissimo impatto comico, che ha presentato nello stupendo Teatro Romano di Minturnae. Vincenzo Salemme come Regista è stato affiancato da Attori con in o.a. Nicola Acunzo, Domenico Aria, Andrea Di Maria, Antonio Guerriero, Biancamaria Lelli. Cast tecnico Scene: Alessandro Chiti, per i costumi Mariano Tufano; per le Musiche Antonio Boccia; per Disegno Luci Umile Vainieri. La produzione è Diana Or.I.S. e chi è di Scena.

L’Autore dice di sé: “Ho scritto questa commedia nel 1995 con il titolo di ‘Io e lui’, chiaramente riferito al celebre romanzo di Moravia. E, come accade in quel romanzo, anche nella mia commedia l’intreccio narrativo ruota intorno a due personaggi: Rocco Pellecchia e il suo ‘pene’. A differenza del racconto moraviano dove il ‘lui’ in questione era solo una voce, qui nella commedia, il più famoso e significativo organo del sesso maschile si stacca materialmente dal corpo del suo ‘titolare’ e diventa egli stesso uomo, rivendicando una sorta di riconoscimento scenico; rivendica cioè lo status di vero e proprio protagonista della vita e della scena. Egli ritiene che la vita del grigio e mediocre Rocco Pellecchia mal si adatta alla grandeur del suo sottoutilizzato ‘tronchetto della felicità’. Sì, Lui ama farsi chiamare proprio così”.

salemme minturnae 2Così Albarosa Camaldo scrive: “Il protagonista, Rocco Pellecchia, un anonimo e sconsolato piccolo borghese, la mattina di Ferragosto si rende conto che il suo contrassegno virile lo ha abbandonato e si è concretizzato in un’entità autonoma che vuole essere chiamata con l’ironico nome di ‘tronchetto della felicità’… Questi presenta la vita misera del suo proprietario e illustra ai lettori il motivo della sua insofferenza: ‘Era il giorno di Ferragosto. Lui era preso dai conti delle bollette della luce, del gas, ecc. vi rendete conto? Quando tutti se ne stanno al mare, compresa la moglie e i figli, lui era rimasto a casa per controllare ancora una volta i conti delle bollette. […] voglio staccarmi da Rocco e godermi la vita!”. Si avvia così una paradossale situazione in cui il ‘tronchetto’-Salemme, in una sorta di monologo, interrotto dall’inserto di battute e dialoghi con gli altri personaggi, esterna le sue frustrazioni in riflessioni semiserie sulla vita, gli amici, evoca ricordi della giovinezza spensierata coll’intento di scuotere Rocco dalla sua condizione passiva. Inoltre, minacciando di non volersi più ricongiungere al suo proprietario, conduce il terrorizzato Rocco, sempre moderato, a vivere avventure mai provate prima e a provare dimenticate e nuove emozioni, fino alla sorprendente conclusione.

Chi ha visto in teatro “Sogni e bisogni” ricorda gli attori che hanno interpretato i personaggi e nel leggere il libro può facilmente ritrovarli sia nelle battute sia nelle caratteristiche a cui sicuramente l’autore si è ispirato nella stesura del romanzo: Rocco era Carlo Buccirosso, l’omino compassato e tranquillo, il commissario il camaleontico Maurizio Casagrande e il bizzarro tronchetto in libertà un Salemme dalle mille risorse, vestito con il costume di Pulcinella, ma con una insolita maschera rossa. Le situazioni descritte nel libro sono però in gran parte differenti e più complicate rispetto a quelle rappresentate nella versione teatrale, data la maggiore possibilità di inventare ambienti e luoghi disparati che in teatro sarebbe difficile rendere. Chi invece non ha visto lo spettacolo si divertirà sicuramente a leggere e immaginare questa bizzarra storia poiché Salemme, forte della sua esperienza di autore teatrale comico, l’ha resa con vivacità e ironia, confermandosi maestro nel far vivere a personaggi comuni storie curiose e surreali”.
Federico Galterio

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