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Caso Lsu, diffidata l’amministrazione. I lavoratori: “Siamo stati ricattati”

Caso Lsu, diffidata l’amministrazione. I lavoratori: “Siamo stati ricattati”

Gli ex LSU al consiglio comunale

Gli ex LSU al consiglio comunale

Un ricatto. Lo definiscono così i 35 ex dipendenti comunali licenziati ad aprile scorso ciò che ha proposto l’amministrazione comunale per la loro riassunzione rientrante nel bacino regionale: ovvero, rinunciare al ricorso presentato al Tribunale di Latina per essere ripresi a lavorare in Comune. E proprio la giunta è stata diffidata dagli avvocati Carlo Bassoli, Francesco Alessandrini e Luciano Falcone ad operare correttamente e, scrivono, a “portare regolarmente a compimento la procedura di riassegnazione degli ex dipendenti come lavoratori socialmente utili onde poter esercitare pienamente i loro diritti” (la lettera è disponibile alla fine dell’articolo). Nel documento, inviato anche alla Regione Lazio per conoscenza, viene spiegata nel dettaglio tutta la vicenda delle ultime settimane. Come si ricorderà, la Regione Lazio ha aperto un bacino per rimettere in servizio i lavoratori socialmente utili mentre la stessa amministrazione comunale ha detto di essere interessata al loro impiego.

Ma alle parole non sarebbero seguiti i fatti, in quanto non vi è stata alcuna comunicazione scritta. Alle loro richieste di spiegazione, “i lavoratori – si legge nella diffida – si sono sentiti rispondere, naturalmente per verbis, (…) che detto incombente non verrà adempiuto, se non alla condizione del ritiro del ricorso presentato dinanzi al Tribunale di Cassino in funzione di Giudice del Lavoro”. In parole povere, gli ex dipendenti sarebbero stati ripresi in servizio soltanto se avessero ritirato il ricorso tuttora pendente per la loro riassunzione a tempo indeterminato. Insomma, un ricatto bello e buono, così come di seguito lo definiscono gli stessi legali.

“Ci sia garbatamente consentito – scrivono infatti gli avvocati – di esprimere il nostro rincrescimento in quanto non vi è chi non possa scorgere, dietro tale inconcepibile comportamento (che non trova riscontro nel protocollo seguito dagli altri Comuni ed Enti interessati, che, al contrario, stanno correttamente ottemperando agli obblighi imposti dalla procedura), l’ombra di un ‘ricatto’ contrattuale imbastito su una alternativa inaccettabile. E’ bene sia messo in chiaro che i principi costituzionali in materia di libertà nella scelta e nell’esercizio di una attività lavorativa, non possono essere conculcati da maldestri tentativi di intimidazione, quali quelli messi in atto da codesta amministrazione. I lavoratori hanno pieno diritto di valutare l’offerta ‘scritta’ per la riassegnazione nel bacino dei lavoratori socialmente utili, senza che una  eventuale accettazione di tale opportunità possa pregiudicare minimamente la prosecuzione dell’azione giudiziale in corso, considerate le senz’altro migliori aspettative e prospettive che dispiegherebbe il suo accoglimento”.

Gli avvocati, pertanto, diffidano l’amministrazione comunale “a portare regolarmente a compimento la procedura di riassegnazione degli ex dipendenti come lavoratori socialmente utili onde poter esercitare pienamente i loro diritti”.

Infine, in una nota i 35 ex dipendenti comunali hanno smentito alcune dichiarazioni uscite nei giorni scorsi sulla stampa. “Non risponde al vero – scrivono – che il Comune possa soprassedere, come dichiarato dagli organi ufficiali, in ordine alla possibilità di reimpiego dei lavoratori Lsu stabilizzati (e poi licenziati) nel nuovo bacino regionale regolato dalle Convenzioni firmate con il Ministero del Lavoro e con l’Inps, in attesa che vengano liquidate dalla Regione le risorse a suo tempo impiegate dall’Ente municipale per il finanziamento degli stessi Lsu. Le due vicende non possono intersecarsi e interferire fra loro poichè seguono logiche e tragitti del tutto separati. La Direzione del Lavoro e l’Assessorato competente della Regione hanno comunicato ufficialmente a tutti gli Enti interessati (compreso il Comune di Minturno) che ‘le attività socialmente utili possono riprendere’ e per nessuna ragione tale procedimento può essere interrotto o impedito da fumose e inconsistenti ragioni fantasiosamente elaborate dagli organi comunali. Denunciamo, quindi, con energia, preannunciando le conseguenti e opportune azioni per l’attivazione della procedura, il comportamento non corretto nei confronti dei lavoratori e lesivo del principio di leale collaborazione tenuto dal Comune nei confronti degli altri Enti territoriali e del Governo nazionale stesso”.

DOWNLOAD: Diffida Lsu Minturno

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