Lettera al Comitato del Premio Dragut

Lettera al Comitato del Premio Dragut

Un momento della serata del Premio Dragut sul 70esimo anniversario dalla fine della Seconda Guerra Mondiale

Un momento della serata del Premio Dragut sul 70esimo anniversario dalla fine della Seconda Guerra Mondiale (foto di Michele Chiomenti)

Franco D’Acunto, presidente dell’Associazione “Il Levante di Monte d’Argento”, ha inviato una lettera al Comitato del Premio Dragut, all’indomani della serata sul 70esimo anniversario dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, tenutasi ieri sera presso il Castello Baronale di Minturno. “Grazie per la manifestazione da voi indetta – scrive D’Acunto – non potrei iniziare questa nota diversamente perché la storia, i racconti e le immagini presentate hanno portato in me, (ma credo in tutte le persona presenti della mia età), il risveglio di ricordi che il tempo rischia sempre più di cancellare. Io, come gli altri presenti, non abbiamo vissuto direttamente quei momenti di guerra ma gli abbiamo immaginati perché, nella educazione ricevuta nella nostra infanzia, non c’erano le favole (o forse erano molto rare) ma c’erano i racconti di guerra: quando da piccoli non si mangiava non c’erano i giochini pro-appetito, c’erano i racconti di una madre che ricordava il suo gridare per la fame; ricordo l’episodio di un americano che, tra mille genti, prese in braccio proprio lei, lei che d’improvviso, sbigottita, impaurita smise di piangere, forse di respirare, ma questi con amore le porse la sua gavetta e divise con lei il suo cibo. Sul tavolo di casa abbiamo ancora un vaso regalato da quell’americano… C’erano i racconti serali di un padre che raccontava di essere stato preso e portato via di forza per divenire uno sfollato.

Ma non mi dilungo sui racconti: ognuno ha i suoi, racchiusi per lo più in ricordi memonici destinati ad essere cancellati dal tempo; forse, qualcun altro, più sapientemente ha racchiuso tutto in un diario, conservato in una cassetta di famiglia e forse sempre più sconosciuto ai stessi posteri.

Che fare? Vorrei riflettere con tutti voi su come fare a non cancellare questa nostra storia, come fare a trapassare alle nuove generazioni, l’esperienza crudele della guerra, come fare ad insegnare ad essi il rispetto e la conservazione di quanto oggi ancor rimane sul nostro territorio di testimonianza storica di quel trascorso. Oggi se chiediamo ad uno dei ragazzi minturnesi perché abbiamo un cimitero inglese, perché abbiamo una ricevuto una medaglia d’oro, in pochi sanno dire… è questa la mia amarezza.

Come genitore, come cittadino mi prodigo con ogni sforzo per far sì che questo non avvenga, ma è troppo poco! La vostra manifestazione mi ha dato la speranza che qualcosa di concreto possiamo davvero farla tutti assieme, a cominciare dal rendere usufruibile a tutti quella preziosa raccolta di informazione (storiche, testimonianze, filmati) che ci avete mostrato; l’invito è a fare un ulteriore sforzo per assembrarlo e capire il mezzo migliore per renderlo appunto disponibile a tutti: produrre un libro con allegato un dvd con i filmati o unicamente produrre una versione digitale di tutto, o chissà quant’altro. Ma facciamolo!

Poi, affinché la storia locale si integri con la storia letta sui libri, è necessario esercitare sulle scuole del nostro comprensorio una sensibilizzazione perché, nei programmi scolastici, sia inserito un approfondimento sull’evolversi di certi eventi storici significativi (come l’unità d’Italia, la 2^ guerra mondiale, ecc.) sul nostro territorio. È cultura ma è anche risorsa perché base per creare un turismo di “non solo mare”.

Forse l’unica nota dolente dell’incontro di ieri è stata proprio osservare l’assenza dei giovani, cosa che deve evidentemente spingerci ad una riflessione.

In ultimo, un pensiero venutomi dalla visione dei filmati: i filmati, muti, mostravano nostri paesani vivere tra la distruzione della guerra; dobbiamo fare uno sforzo per dare una voce a quelle persone a quel filmato. È infatti possibile che tra i viventi ci sia chi si riconosca tra la folla ripresa o riconosca delle persone: da qui, tramite le loro testimonianze, dare voce viva a quei filmati ora muti.
È un lavoro grosso, che non si può fare da soli: ma sono tante le energie propositive sul territorio su cui si può contare, basta fornire loro un imput di aggregazione”.
Grazie per l’attenzione.
Franco D’Acunto

Ti è piaciuto questo articolo? Sostieni Minturnet con una DONAZIONE --> CLICCA QUI!



Segui Minturnet su Facebook e Twitter per essere sempre aggiornato


Iscriviti alla Newsletter gratuita. Clicca qui!

Usa Facebook per lasciare un commento a questo articolo

Share