Scacchi Emozionali: terza puntata

Scacchi Emozionali: terza puntata

Scacchi

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Se a qualcuno di voi chiedessi cosa sono gli scacchi, cosa mi rispondereste?

Se invece qualcuno di voi lo chiedesse a me risponderei senza (quasi) nessuna esitazione: gli scacchi sono emozione allo stato puro.

Ma come?! – mi si potrebbe obbiettare: non sono un gioco di ragionamento? Le mosse non sono eseguite essenzialmente basandosi sulla matematica e sulla memoria?

Se fosse così sarebbero molto noiosi, questo è certo, mentre io – che di memoria ne ho poca e che con la matematica ci faccio a botte – ho scoperto che, al contrario di quanto si pensi, per giocare a scacchi ci vuole innanzitutto creatività, fantasia ed emotività!

Non ci credete, vero?

Bene: da questo blog abbiamo deciso di “sfidarvi” su questo terreno! Cercheremo di mostrarvi l’infinita gamma di emozioni che può generare una partita a scacchi…

La prima “emozione” di cui vi parlerò oggi è l’IRA. Sì, avete capito bene: la Rabbia! E per farlo, prenderò una famosa partita giocata nel 1922 tra il Grande Campione Russo Aleksandr Alekhine e un certo Ernst Grunfeld. Fino ad allora, la cosiddetta “Apertura Grunfeld” non esisteva. Il sig. Ernst invece, che giocava con i pezzi Neri, alla sua terza mossa inventò una “variante” assolutamente sconosciuta. Alekhine, che di lì a poco sarebbe diventato Campione del Mondo, all’inizio non capì. Pensò che il suo avversario avesse giocato una mossa strana, decisamente “perdente”, come se si fosse trattato dell’errore di un principiante.  Quella famosa terza mossa di Grunfeld, in effetti, andava contro tutti i princìpi teorici riconosciuti validi a quel tempo. Alekhine pensò così di poter liquidare il povero sig. Ernst in poco tempo. La lunga battaglia invece che ne scaturì durò ben 55 mosse, e finì con l’abbandono di Alekhine, davvero infuriato. Si racconta infatti che si alzò e lasciò il tavolo da gioco scagliando il proprio re attraverso la sala. Era letteralmente furibondo!

Quando si calmò, rimasto da solo, riprese gli scacchi, riguardò l’intera partita e comprese che quella terza mossa era fantasiosa, temeraria e assolutamente geniale, tanto che lui stesso la adottò immediatamente nelle sue partite successive. E’ così che è nata la “Partita Grunfeld”. Il sig. Ernst non aveva pensato quella mossa per calcolo, tanto è vero che ancora adesso, a distanza di quasi un secolo e nonostante vi siano potenti computer, la Grunfeld dà molto filo da torcere a tutti coloro che la giocano (me compreso!).

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