Minturno, un’arma per due

Minturno, un’arma per due

Gli anni ottanta e novanta non furono anni facili per il Sud Pontino e per la nostra zona in particolare (abbiamo cercato di narrare gli accadimenti, ci auguriamo con efficacia, nel nostro e-book “Alle falde di Gomorra”) ma il fatto che solo oggi, stando alle notizie di stampa, si trovi, o si dichiari di aver trovato, un collegamento tra due efferati episodi di cronaca ci lascia veramente perplessi perché quella che oggi viene spacciata per verità rivelata è invece una verità che già allora, in zona, tutti o quasi davano per scontata: Salvatore Rotondo, sottufficiale della polizia municipale minturnese, e Luigi Caterino, discusso personaggio politico del luogo ed originario di Mondragone (tra l’altro imparentato, se non andiamo errati, con esponenti non di secondo piano dell’allora clan La Torre) erano, se non legati a doppio filo, amici e la gambizzazione del secondo, rimasto poi parzialmente invalido e passato a miglior vita tra le proprie lenzuola, sarebbe stato il prezzo che il Caterino avrebbe pagato per tentare di salvare le cuoia al suo amico.

Tentativo non andato a buon fine se è vero come è vero che a distanza di un mese dalla gambizzazione dell’esponente politico, ripetiamo di origini mondragonesi, socialdemocratico (era detto Cervone perché legato a Vittorio Cervone noto politico gaetano  più volte eletto al Parlamento nazionale ove fu presente per ben diciannove anni), Salvatore Rotondo fu eleminato con tre colpi di pistola, uno all’addome e due alla testa.

Si parlò allora, e non vi furono smentite, di una vera e propria esecuzione con il Rotondo costretto ad inginocchiarsi, dinanzi ai suoi aguzzini, al fine di essere… giustiziato.

Oggi, come se ci fossero dubbi in merito, viene fuori che i due, Rotondo e Caterino, erano legati da un fil rouge e che probabilmente, o con certezza?, che la stessa arma operò ai danni dei due: per “avvertire”, affinché stesse al suo posto, il Caterino, per toglierlo dalla “piazza” il Rotondo.

Ma chi era Salvatore Rotondo ( Luigi Caterino detto Luigino Cervone era già abbastanza chiacchierato di suo)? Un corrotto o un funzionario integerrimo che si era opposto e si opponeva allo sbarco nel territorio di Minturno e del Golfo di Gaeta del nuovo clan, affrancatosi dai mondragonesi e dai casalesi, guidato da Alberto Beneduce freddato poi anche lui unitamente al fratello Benito?

Non ci sentiamo di tranciare giudizi in merito ma ribadire che i caporioni del nuovo nascente clan furono eliminati perché tentarono di violare una pax mafiosa che dominava da decenni una “zona franca” questo sì.

Per il resto lasciamo a giudici ed inquirenti l’arduo compito di emettere una sentenza e fare luce su parte del periodo più buio della storia criminale nella nostra zona.

Michele Ciorra

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