Il piccolo chimico

Il piccolo chimico

Enogastronomia

Enogastronomia

«Gianni è pronto!» Il bambino posò rapidamente la piccola ampolla che aveva tra le mani, si sfilò velocemente gli occhiali e corse giù per le scale posizionandosi al suo solito posto, vedeva la madre ancora girata di spalle intenta ad affettare l’ultimo pezzetto di pane croccante, farina bianca mista ad integrale, proprio come piaceva a lui. La donna si girò cautamente facendo attenzione a non far colare dal piatto il latte bianco della mozzarella appena tagliata, lo posò davanti al bimbo e Gianni impugnò coltello e forchetta come fossero armi da guerra pronto ad addentare il suo piatto preferito. «Fermo! Non vedi che ancora non mi sono seduta a tavola? E poi, ti sei lavato le mani con tutte quelle schifezze con cui giochi?» domandò la mamma mentre posava sul piatto del figlio una generosa cucchiaiata di pomodori pachino freschi e basilico. «Uffa mamma, non sono schifezze, sono elementi chimici» replicò stizzito Gianni e un po’ amareggiato dal prolungamento dell’attesa per assaggiare la mozzarella in tavola; sciacquò velocemente le mani sotto il getto d’acqua forte del lavandino e si sistemò nuovamente a tavola davanti alla madre che gli sorrise amorevolmente augurandogli Buon Appetito, lui rispose stentando un sorriso con la bocca già piena del boccone di morbida mozzarella.

Milano 18 Agosto 2012

«Gianni è pronto!» L’uomo rimase nella penombra con la piccola ampolla tra le dita tentando di respirare lentamente per evitare che le molecole del liquido si scontrassero tra loro innescando una reazione chimica che avrebbe alterato l’esperimento. Prese una seconda ampolla con del liquido blu all’interno e versò il contenuto della prima nella seconda cercando di rimanere il più immobile possibile. D’un tratto la porta alle sue spalle si aprì e la sagoma di una donna comparve contro luce. «Gianni non posso chiamarti mille volte ogni volta che dobbiamo metterci a tavola, vuoi venire?» disse la donna guardando l’uomo scattare all’in piedi mentre acqua azzurrina scorreva lungo il tavolo fino a macchiare il pavimento. «Maledizione Alessandra ma non vedi che sto lavorando?» disse Gianni passandosi le mani tra i capelli mentre pensava al da farsi. «Lavorando? Il 18 Agosto? Te lo dico io che cosa stai facendo, cerchi ancora di riprodurre quell’intruglio da mettere sulla mozzarella» la donna prese uno straccio dal bagno in camera e si avvicinò al marito scansandolo con un colpo d’anca cercando così spazio per ripulire «E’ ovvio! Quell’intruglio come lo chiami tu è la formula per recuperare il sapore della mozzarella così come la mangiavo da bambino! Non è possibile che dobbiamo mangiare surgelati, inscatolati, imbustati tutti dallo stesso sapore di chiuso e conservanti. Voglio rimangiare il mio piatto preferito e non mi fermerò finche non lo avrò riconquistato!» «Ok piccolo chimico, ora vieni a tavola, c’è il tuo piatto”preferito”!» indicò le virgolette chiudendo e riaprendo le dita e si diresse in cucina. Gianni si sistemò a capotavola aspettando che la moglie lo raggiungesse, guardava quella sfera bianca inconsistente al centro del piatto, Alessandra gli porse i pomodori cuore di bue con olio e origano e lui ne prese una porzione modesta auspicando che almeno il loro succo potesse dare carattere a quel piatto. Affondò la forchetta nella sfera e per poco non servì nemmeno il coltello per aprirla, una fine pellicola bianca avvolgeva una polpa raggrumata di un qualcosa che nulla aveva a che fare con la mozzarella. Si bloccò quasi disgustato ed un flash gli passò davanti agli occhi: la madre sistemava piccoli cubetti di pomodorini sulla mozzarella a fette e cospargeva il tutto di olio d’oliva e basilico, ogni movimento d’aria era una ventata di profumo. «Sai, quando mia madre tagliava la mozzarella, nel piatto si formava un lago di latte dove amavo immergere il pane fresco, ancora meglio se era misto al sugo dei pomodori con l’olio. Ora guarda qua…» prese il coltello e tagliò la mozzarella che rimase statica nel piatto, sembrava un pezzo di plastica dal quale non fuoriuscì nulla. «Ancora con la solita storia, ora sei a Milano e ti accontenti dell’esselunga milanese…nè» disse addentando un pezzo di mozzarella. Gianni tirò dietro la sedia sbattendo i pugni sul tavolo. Basta, fai le valigie si parte. La donna lo guardò sbalordita chiedendosi se l’ossessione per la mozzarella lo avesse reso definitivamente pazzo così, mentre sentiva rumori dalla camera da letto, lei prese a rimettere nella pellicola di plastica gli avanzi che sarebbe stata ottima per la pasta al forno della sera. Dopo pochi secondi il marito si presentò in pantaloncini con tasconi laterali, camiciona a quadri azzurra con macchina fotografica a tracolla, scarpe da ginnastica e mini trolley al seguito «ho preso tutto anche per te, andiamo!» disse con un sorriso l’uomo «Gianni ma sei impazzito?» lo redarguì Alessandra «dove vuoi andare?» «Ce ne andiamo a mangiare a Minturno!» disse roteando la mano in aria «Ma sono 800km!!!!» la donna sbalordita lo guardava incredula «E allora ya muoviti se no facciamo tardi!» non volle sentire più una parola e si mise ad aspettare la moglie in macchina.

800km dopo

I due arrivarono in tempo per cena, la casa della sua infanzia era rimasta immutata anche se la polvere ne faceva da padrona. Sistemarono la valigia in camera da letto, si rinfrescarono dal lungo viaggio per poi prepararsi per andare a cena al ristorante che si trovava li a pochi passi. Il locale in pietra viva dava, solo a guardarlo, una sensazione di fresco e senza indugio presero posto; non curante del menù Gianni chiamò la cameriera ed ordinò due capresi di mare e del Vermentino fresco. Alessandra si faceva trasportare inerme da quell’impeto di follia del marito ma da un lato era contenta che avesse rinunciato a rimanere chiuso in camera ad incaponirsi su formule chimiche, odori, sapori che, per quanto ne sapeva, potevano anche essere tossici, in fin dei conti riprodurre il sapore di un’ alimento deve essere qualcosa di innaturale. Qualche minuto la cameriera arrivò al tavolo stappando il vino e riempiendo i calici di cristallo dai quali irradiava il giallo paglierino dai riflessi verdi che accompagnava lo sguardo li dove arrivava prima il profumo e dopo il gusto; Gianni chiuse gli occhi al primo sorso e quando li riaprì davanti a se trovò il piatto di mozzarella adagiata su un letto di insalatina verde bagnata di latte, sopra le spesse fettine bianche tre gamberoni rossi sgusciati legavano l’odore del mare a quello del basilico fresco. Alessandra venne attratta subito dai grandi gamberoni e decise come primo sapore la carne bianca dei crostacei ma Gianni li scansò ad un angolo, non disdegnando di mangiarli in un secondo momento, e diresse la forchetta verso la mozzarella, infilzò la pasta soda del latticino e poggiò la posata sul piatto prendendo tempo per spezzare un pezzo del cornicione della fetta del pane fresco e friabile per accompagnare il boccone. Aprì la bocca facendo un gran respiro e afferrò la mozzarella tra i denti cominciando a masticare lentamente. Alessandra lo guardò sorridendo mentre dal marito usciva un suono strano di piacere, una sorta di “ummmmmm”accompagnato dal roteare in aria della forchetta per rendere visibilmente teatrale l’ottimo sapore della mozzarella. «Questa è mozzarella! Lo vedi il latte? La senti la consistenza? E quella sensazione strana quando ti sfrega sui denti?» Gianni sembrava esser tornato bambino, impugnava coltello e forchetta come armi, accompagnava la mozzarella con il pane, poi passava a provarla con il gamberone, poi sperimentava come poteva essere con l’insalata per poi tornare a godersela da sola con un filo d’olio. Li Alessandra capì perché quell’uomo grande e grosso si chiudeva in casa tentando di realizzare quel sapore, quel gusto genuino era sinonimo di semplicità, non potendo più giocare con quei mix che avvenivano nel suo palato sfogava l’esigenza di sperimentare provando con la chimica ma, naturalmente, non sarebbe mai riuscito a riprodurre quel sapore, in effetti tanti brand ci avevano già provato con il risultato di creare un prodotto triste e sottovalutato, troppi utilizzavano il nome mozzarella per definire un qualsiasi latticino in busta, per la pizza o esportato, ma la vera mozzarella era quella che conosceva Gianni e che lo rendeva felice ad ogni boccone, non è giusto generalizzare, se veramente voleva provare quel prodotto bisognava fare 800km. Alessandra felice sorrise amorevolmente a Gianni augurandogli Buon Appetito, lui la guardò e le rispose stentando un sorriso con la bocca piena del boccone di morbida mozzarella.

Ti è piaciuto questo articolo? Sostieni Minturnet con una DONAZIONE --> CLICCA QUI!



Segui Minturnet su Facebook e Twitter per essere sempre aggiornato


Iscriviti alla Newsletter gratuita. Clicca qui!

Usa Facebook per lasciare un commento a questo articolo

Share