Letteratura dell’impero e romanzi coloniali, il libro di Massimo Boddi

Letteratura dell’impero e romanzi coloniali, il libro di Massimo Boddi

La copertina del libro "Letteratura dell'Impero e romanzi coloniali"

La copertina del libro “Letteratura dell’Impero e romanzi coloniali”

Esiste, come è noto, una letteratura dell’imperialismo europeo. Quella, per capirci, che in forma d’arte predica l’irrevocabile dovere dei popoli detti civili (ricchi e armati) di imbandierare permanenti missioni di riscatto umano e culturale in terre e paesi (poveri e disarmati) che la geografia politica non annovera tra gli aventi causa nel divenire universale. Il filone, narrativa poesia e teatro, nutre cospicui capitoli delle letterature nazionali: prima e di maggior rilievo tra esse, quella inglese dell’Otto e Novecento.

Basti l’opera di Rudyard Kipling a evocarne fede e respiro. Anche l’Italietta che andò a prendersi la Libia (1912), e poi la Patria mussoliniana che andò a conquistare l’Impero (1936), ebbero una variegata letteratura intesa a fecondare un’idea di necessità, a magnificare le sorti, a dilatare destini su fondali di deserto arretratezza e miseria. Il presente volume di Massimo Boddi, frutto di indagini storico-letterarie sulle promesse e sulle pratiche dell’eros femminile indigeno, rincalzate da ricognizioni e approfondimenti testuali in prevalenza inediti nel panorama della critica nostrana, compagina un contributo specifico che ha il merito della lucidità mai fuorviata né da annessioni né da ricusazioni ideologiche. Appunto per questa sua diciamo neutralità interpretativa, l’autore apre un credito di lettura: per chi vorrà, di verifica sul campo.

Il saggio si basa sullo studio di un corpus di romanzi coloniali pubblicati tra il 1922 e il 1935 e si articola in ricognizioni e approfondimenti testuali in prevalenza inediti nel panorama della critica nostrana.  La politica coloniale italiana, come fatto ideologico, si afferma a più riprese anche nell’orizzonte letterario. L’Africa coloniale, per il lettore, era tradotta come mondo irreale, affascinante: carico di mistero, di peccato, di istinti primordiali.

«Strano che paia – si legge nel saggio -, nei romanzi coloniali scarseggiano i miti politici assunti a edificare la missione storica del fascismo nella sua pretesa all’universalità. Qua e là non mancano, ma sono fiacchi e frammentati. In realtà, una scelta più o meno intenzionale scarta o elude il tema politico per dare spazio a un rapporto di complicità sessuale tra colonizzatore e colonizzata. Ciò contraddistingue in maniera inequivocabile il romanzo coloniale come sottogenere di una letteratura carica di erotismo, misoginia e razzismo».

Nel volume si esaminano il ruolo del corpo femminile colonizzato e la politica delle rappresentazioni, puntando a dimostrare quanto il peso coloniale abbia influito sulla vita delle donne «perché proprio il tema sessuale, in letteratura, agisce fortemente in procedure discriminatorie, funzionali alla retorica coloniale e imperiale».

 

Massimo Boddi

Massimo Boddi

L’AUTORE
Massimo Boddi (1983), toscano nativo di Piombino, è laureato in Scienze storiche e in Editoria e scrittura ed ha frequentato un master in Giornalismo radiotelevisivo. Ha al suo attivo numerose collaborazioni con diverse emittenti (tra le quali, Retesole e Canale7) e riviste.
Per il settimanale nazionale “Il Punto” cura la rubrica ‘Green Pride’, dedicata alla green economy.
Questo è il suo primo saggio.

 

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