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Maxi sequestro ai Casalesi, confiscati 90 milioni di euro tra Campania e Lazio. Sequestri anche a Formia e Gaeta

Maxi sequestro ai Casalesi, confiscati 90 milioni di euro tra Campania e Lazio. Sequestri anche a Formia e Gaeta

La Dia in azione

La Dia in azione

La Direzione Investigativa Antimafia di Napoli ha eseguito all’alba di oggi un decreto di sequestro di beni a carico di noti personaggi legati al clan dei casalesi operanti da molti anni sul territorio del cassinate e del sud pontino. Il provvedimento, che dispone anche la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per tre anni, è stato adottato dal Tribunale di Frosinone a carico del 67enne di Casal di Principe Gennaro De Angelis, del 33enne di Sora Aladino Saidi e di Antonio Di Gabriele, 65enne di Crispano residente a Gaeta.

I sequestri, effettuati a Castrocielo, Cassino, Aquino, Frosinone, Formia, Gaeta, Roma e l’Aquila, riguardano 17 società, due ditte individuali, 31 fabbricati, 14 terreni, 16 autovetture e 118 rapporti finanziari. Beni del valore complessivo di oltre 100 milioni di euro. Parente del boss Francesco “Sandokan” Schiavone, De Angelis opera nel basso Lazio dall’inizio degli anni ’70.

Per lungo tempo è stato il punto di riferimento del clan dei casalesi e con gli anni si è messo a capo di una vera e propria cellula legata al suo nome, specializzata in estorsioni, truffe, riciclaggio, ricettazione e, soprattutto, in evasione dell’Iva sull’import-export di autovetture. Durante la faida di camorra di fine anni ‘80, fornì armi e supporto logistico ai casalesi impegnati nella caccia all’uomo contro i bardelliniani.

Per le capacità imprenditoriali e di intermediazione bancaria, De Angelis si era accreditato in seno al clan come incaricato di “Sandokan” ad operare investimenti in Italia e all’estero coi capitali illeciti accumulati dall’organizzazione criminale. Saidi era il socio di De Angelis da un punto di vista finanziario ed economico. De Angelis era un uomo di fiducia e prestanome.

 

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I TRE AFFILIATI AL CLAN DEI CASALESI

GENNARO DE ANGELIS, stanziatosi nel basso Lazio all’inizio degli anni ’70, ha rappresentato, per lungo tempo, un punto di riferimento del “clan dei casalesi” fino a diventarne “caporegime”, dapprima nell’organizzazione di Antonio Bardellino e, successivamente alla scissione, nel gruppo camorristico capeggiato da Francesco Schiavone “Sandokan” con il quale è imparentato. Secondo quanto emerso dalle attività della D.I.A., il DE ANGELIS, avvalendosi della forza intimidatrice derivante dalla sua appartenenza al citato sodalizio, aveva formato un proprio ed indipendente gruppo criminale di tipo mafioso, definito“Deangelisiano”, realizzando, nella propria ”zona” d’influenza la commissione sistematica di numerosi reati, come estorsioni, truffe, riciclaggio, ricettazione e, soprattutto, importazione da altri Paesi dell’Unione Europea di autovetture, in regime di evasione d’IVA. Per un periodo ha svolto anche la funzione di “procacciatore” e “fornitore di armi” al clan dei casalesi durante la storica guerra intestina che ha visto contrapposti i casalesi di “Sandokan” ai “bardelliniani”. Ha partecipato alle attività estorsive nella zona di influenza attraverso l’indicazione al clan, quali obiettivi contro cui destinare le richieste estorsive, delle attività economiche più fiorenti nel territorio sud-pontino. Per le capacità imprenditoriali e di intermediazione bancaria, il DE ANGELIS si era accreditato, in seno al clan, come “incaricato” dal boss “Sandokan” ad operare investimenti in Italia ed all’estero dei capitali illecitamente accumulati dall’organizzazione criminale.

ALADINO SAIDI è ritenuto organico al sodalizio camorristico deangelisiano. Socio di Gennaro DE ANGELIS sotto un profilo finanziario ed economico, si impegnava, in particolare, nella articolazione della frode all’Erario. Allo stesso sono state contestate diverse imputazioni per trasferimento fraudolento di valori con l’aggravante prevista per i reati connessi ad attività mafiose e per associazione a delinquere finalizzata alle truffe ed altri reati contro il patrimonio.

ANTONIO DI GABRIELE è ritenuto un uomo di fiducia e prestanome del DE ANGELIS, con precedenti per reati di natura associativa, trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante prevista per i reati connessi ad attività mafiose, fittizie intestazioni di beni, nonché reati contro la persona, il patrimonio, in materia di armi ed altro.

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