Morte sospetta al Dono Svizzero, i racconti dei testimoni

Morte sospetta al Dono Svizzero, i racconti dei testimoni

L'Ospedale "Dono Svizzero" di Formia

L’Ospedale “Dono Svizzero” di Formia

Fatale fu un colpo allo sterno. Raffaele Camerota, 70 anni, stava percorrendo via Sant’Anna per recersi in campagna, come tant’altre volte. Improvvisamente, forse per il fondo viscido, uscì di strada finendo con la sua auto prima contro una cabina telefonica e poi impattando su un’auto in sosta. I soccorsi furono puntuali, ma l’uomo morì il giorno dopo, a seguito di un doppio ricovero per la rottura della milza, come accertò il medico legale nominato dalla procura della repubblica di Latina Saverio Potenza.

Per quei fatti accaduti tra il 23 ed il 24 ottobre 2009, la procura della repubblica di Latina dispose un’inchiesta. Al termine il pm Giuseppe Miliano chiese il rinvio a giudizio del medico A.G., 61 anni, all’epoca in servizio presso l’ospedale Dono Svizzero ed ora difeso dall’avvocato di fiducia Pasquale di Gabriele. Ieri nell’aula penale della sezione distaccata di Gaeta del tribunale di Latina, davanti al giudice Carla Menichetti hanno testimoniato la cognata ed il figlio, quest’ultimo costituitosi parte civile tramite l’avvocato Silvestro Conte. Entrambi hanno addossato al medico ed alla struttura ospedaliera diverse responsabilità.

Secondo il racconto reso davanti al pm togato Monsurrò, l’uomo, una volta ricoverato, sarebbe stato sottoposto all’esame della Tac e ad altri esami. Da cui non sarebbe risultato nulla se non una forma diabetica molto forte. Nonostante le insistenze dei familiari a tenerlo sotto osservazione almeno per la notte successiva, l’uomo sarebbe però stato dimesso già alle due del pomeriggio. Ma solo qualche ora più tardi Cognata e figlio erano di nuovo in ospedale.

Dolori lancinanti al ventre ed un addome indurito li avevano consigliati in tal senso. Cautela condivisa anche dalla dottoressa del pronto soccorso che accettò il ricovero nella serata. Camerota fu sottoposto ad un lungo intervento chirurgico, uscendo dalla sala operatoria a notte fonda. Tuttavia il giorno dopo, solo nel tardo pomeriggio i medici si sarebbero accorti che era sopravvenuto un blocco renale. Ad avvertirli – secondo la loro testimonianza – sarebbero stati ancora una volta i parenti. Si tornerà in aula il 26 giugno per ascoltare la perizia del dottor Potenza e quattro test della difesa.
Antonello Fronzuto

La Provincia 22-01-2013

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