Delitto Colella, Caliman ricorre in Cassazione

Delitto Colella, Caliman ricorre in Cassazione

Carlo Emanuele Caliman

Carlo Emanuele Caliman

Colpo di scena nella vicenda giudiziaria di Carlo Emanuele Caliman, il 40enne ex guardia provinciale di Scauri in carcere dal 15 marzo 2011 per l’omicidio della sua ex compagna, la 25enne ragazza madre Valentina Colella. Lo scorso 2 gennaio il legale della difesa, l’avvocato Dario Romano De Santis, ha depositato presso l’ufficio del giudice di pace di Arce il ricorso davanti la Cassazione, impugnando la sentenza della prima sezione della Corte di Assise di Appello di Roma, che lo scorso 19 ottobre per effetto della formula del rito abbreviato ha condannato Caliman a quattordici anni di reclusione. Sette in meno rispetto alla sentenza di primo grado emessa il 24 ottobre del 2011 dal giudice del tribunale di Latina Costantino De Robbio, nelle cui motivazioni aveva escluso i futili motivi, salvo riconoscere <inequivocabilmente> la premeditazione. Aggravante, quest’ultima, che ha resistito anche al secondo grado di giudizio.

Valentina Colella

Valentina Colella

Ed è proprio sulla premeditazione che si concentra ora il grosso del ricorso presentato ai Supremi Giudici. <Sin dall’inizio – ha spiegato il legale difensore di Caliman – abbiamo sostenuto che non c’è stata alcuna premeditazione. Ci preme dunque insistere su questa tesi per dimostrare come effettivamente si sono svolti i fatti>. Dunque il caso approderà nuovamente a Roma. Inutile dire che la difesa tenterà in tutti i modi di smontare le eccezioni sollevate dalla Corte d’Appello. Qualora infatti anche l’aggravante della premeditazione dovesse vacillare in Cassazione, non è escluso che Caliman, reo confesso, possa godere di un’ulteriore riduzione della pena. Alle prime battute del processo l’accusa, rappresentata dal Pm Marco Giancristofaro, avevo chiesto trent’anni.

Un delitto passionale si era detto. Caliman aveva da poco troncato con Valentina perché si era rifiutato di sposarla. Un tira e molla continuo. I due si erano dati appuntamento la sera del 15 marzo in via Fornello, una traversina sulla Sr630 nel territorio di Spigno Saturnia. Dovevano chiarire quel rapporto oramai logoro. La guardia provinciale aveva con sé la pistola di ordinanza e 14 proiettili. I due hanno discusso animatamente. Poi il delirio: il 40enne ha impugnato l’arma e, cieco di rabbia, ha fatto fuoco.
Osvaldo Marchese

La Provincia 25-01-2013

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