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La Ego Eco chiede risarcimento di 7 milioni di euro al Comune di Minturno

La Ego Eco chiede risarcimento di 7 milioni di euro al Comune di Minturno

Ego Eco, deposito ex Asia

Ego Eco, deposito ex Asia

Ammonta a circa sette milioni di euro la richiesta della Ego Eco nei confronti del Comune di Minturno. La società che gestisce il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti nel Comune del sud pontino, ha presentato un atto di citazione presso il Tribunale di Latina, sezione distaccata di Gaeta. L’azienda facente capo all’amministratore unico Vittorio Ciummo, attraverso gli avvocati Maria Letizia Casale e Antonio Simeone, entrambi del foro di Cassino, ha chiesto la declaratoria di risoluzione del contratto per inadempienze che sarebbero state compiute dal Comune di Minturno, che, come è noto, aveva avviato la procedura di risoluzione del contratto già nell’ottobre scorso.

La risposta della Ego Eco, non si è fatta attendere più di tanto, e il giorno di martedì grasso in comune è stato recapitato l’atto di citazione, che non è uno scherzo di Carnevale, ma quanto ha chiesto all’A.G. la Ego Eco, che si è ritenuta danneggiata in maniera «illogica, eccessiva ed ingiustificata», con sanzioni e penalità che sarebbero state irrogate unilateralmente, senza il confronto e al solo scopo di nuocere alla stessa azienda. E il conto presentato dalla Ego Eco è di quelli salati, visto che la società cassinate pretende la restituzione di circa 473mila euro, frutto delle sanzioni irrogate dal Comune per i disservizi contestati; a questi l’azienda aggiunge gli oltre due milioni di euro per il servizio aggiuntivo reso, costituito dallo svuotamento di 251 cassonetti presenti sul territorio comunale, facenti parte del precedente appalto. Altri 270mila euro circa, invece, dovrebbero essere saldati dal Comune per la rivalutazione monetaria e per il risarcimento danno per mancato utile per il non riscosso pagamento del canone di appalto sino alla sua naturale scadenza e per gli utili non percepiti sui ricavi dell’appalto. A tutto ciò vanno aggiunte le spese per l’acquisto di materiali, attrezzature ed automezzi, ammontanti a oltre tre milioni e duecentomila euro.

Dulcis in fundo la Ego Eco chiede alla magistratura di condannare il Comune per l’illegittimo comportamento per il danno di immagine, alla reputazione professionale ed al prestigio aziendale, quantificabile in un milione di euro. Secondo la Ego Eco l’illegittima pubblicizzazione data al recesso dal contratto sui mass media ha scaturito una campagna mediatica e politica denigratoria attuata contro la stessa azienda, che nell’articolata citazione di 35 pagine accusa il Comune di non aver messo a disposizione un’apposita area per l’isola ecologica, con la quale non sarebbero state irrogate le sanzioni. Per la Ego Eco il comune non ha predisposto idonei e appositi controlli all’utenza, non ha predisposto la spazzatura delle strade, non ha riconosciuto lo svuotamento aggiuntivo dei cassonetti del vecchio appalto, non ha provveduto alla richiesta di riequilibrio economico con la revisione del canone di appalto (manodopera, carburante e spese generali).

In definitiva per la società cassinate le inadempienze della Ego Eco non sono gravi da poter giustificare la risoluzione del contratto e le sanzioni irrogate dipendono dagli utenti, in quanto il Comune non avrebbe mai predisposto controlli. Come era ipotizzabile ci si avvia verso un «confronto giudiziario» tra il Comune e la Ego Eco, che promette ulteriori sviluppi.

Fonte: Latina Oggi

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