L’Ismef e il rebus dei fondi per la restaurazione dell’ex Sieci

L’Ismef e il rebus dei fondi per la restaurazione dell’ex Sieci

L'ex Sieci

L’ex Sieci

All’inizio sono state l’incarnazione del sogno industriale, poi sono state un rudere insopportabile a tre passi dal mare, ora le Fornaci ex Sieci sono parte integrante dello skyline di Minturno e custodiscono tra i vecchi mattoni un piccolo rebus finanziario che adesso potrebbe finire al centro di una battaglia legale tra il Comune e il soggetto no profit cui il complesso è stato affidato in gestione, l’Ismef.

Che è l’acronimo di Istituto Mediterraneo di Formazione per le professionalità nautiche.

 

SIGLE – Il nome dice molto. Ma non dice proprio tutto. Questo ente classificato come «onlus» (quindi con trattamento fiscale speciale) nel giugno del 2002 ha stipulato con il Comune di Minturno una fiabesca convenzione che prevedeva la creazione di un polo di formazione per le professioni nautiche con il consenso e i finanziamenti dell’allora Ministero della Navigazione (oggi Ministero delle infrastrutture e dei trasporti).

 

VOCAZIONI – L’obiettivo primario era quello di «valorizzare la vocazione nautica» della città e «contribuire alla crescita culturale ed economica del territorio», anche attraverso il recupero del più importante complesso di archeologia industriale del comprensorio, le ex fornaci Sieci appunto. In pratica l’Ismef avrebbe usato più dei due terzi dei finanziamenti per restaurare le ex Sieci e farne un polo culturale e di formazione.

 

RESTAURO – A medio termine il contributo pubblico assicurato era stimato attorno ai 30 milioni di euro, da erogare per step e che l’Istituto si impegnava a utilizzare in parte (circa il 20%) per attività di formazione e promozione, il resto per il recupero della fabbrica dismessa. Come è andata a finire? Impossibile saperlo oggi perché dal giorno della convenzione non sono stati presentati bilanci né relazioni sul cronoprogramma di restauro delle Sieci né su come sono stati utilizzati i fondi nella quota erogata. L’accordo che lega Ismef al Comune di Minturno prevedeva (anche) che ci fosse una valutazione-verifica dell’attuazione del programma stabilito. Ma negli anni, tra un guaio economico e l’altro, l’amministrazione locale deve aver dimenticato di chiedere conto all’Ismef sul restyling della fabbrica.

 

Castello Baronale

Castello Baronale

IL CASTELLO – Anzi ha fatto di meglio: in attesa del restauro (che nel 2006, a 4 anni dalla convenzione non era cominciato) ha concesso il castello Baronale come sede delle attività dell’Istituto che ancora figura sul sito internet quale indirizzo ufficiale. Per monitorare lo stato degli interventi di Ismef sulle Sieci si può andare sul sito medesimo. Dove è scritto: «…sono in corso di elaborazione gli interventi di ristrutturazione del complesso edilizio ex fornaci di Minturno, struttura destinata all’ospitalità permanente dell’Ismef». In questa affermazione c’è una «piccola» imprecisione perché la concessione è solo trentennale e doveva partire dal 2002, in seguito prorogata dal 2006. Ma su quel sito c’è anche una grande verità: i lavori di restauro, ad oggi, non sono ancora cominciati, dieci anni dopo l’impegno formale assunto con contratto. E’ il motivo per il quale adesso il Comune si potrebbe decidere a chiedere intanto gli atti dei piani di intervento e il rendiconto dell’uso dei finanziamenti.

 

AZIONE LEGALE – Ma non è esclusa, al momento, neppure un’azione legale capace di aprire la strada alla risoluzione del contratto di convenzione per inadempimenti abbastanza vistosi. Un passaggio sulla trasparenza dell’uso dei fondi pubblici destinati all’Ismef lo ha chiesto due giorni fa il consigliere di minoranza Gerardo Stefanelli, ma secondo alcune indiscrezioni lo stesso sindaco, Paolo Graziano, sarebbe pronto a chiedere in via formale delucidazioni sui motivi del mancato avvio del restauro delle ex fornaci che, intanto, non sono messe benissimo sul piano strutturale.

 

Gerardo Stefanelli

Gerardo Stefanelli

LE ECCEZIONI – «Ritengo che il Comune abbia il dovere di sapere qualcosa di più sulla gestione Ismef e sull’applicazione della convenzione – dice Stefanelli – in particolare se l’istituto abbia effettivamente destinato l’80% dei fondi pubblici ricevuti agli interventi strutturali sulle fornaci o li abbia invece spesi per altro e in tal caso di cosa si tratta. E’ un obbligo verso i cittadini perché abbiamo ceduto ad Ismef le Sieci affinché le ristrutturasse e anche il castello baronale in attesa del restauro. Cioè i due elementi più importanti del patrimonio pubblico della città. L’amministrazione deve pensare anche a verificare l’eventuale risoluzione del contratto con richiesta di risarcimento in caso di danni accertati all’immagine dell’ente e alla nostra economia. Il problema va affrontato pubblicamente in Consiglio. Così si saprà chi vuole fare luce su questa vicenda e chi no. Io sì».

 

GLI ALTRI – A beneficio della completezza va necessariamente aggiunto che agli altri siti industriali dismessi che si trovano nel sud della provincia non è andata meglio. Sul restauro funzionale della ex vetreria di Gaeta è in corso il processo a 27 imputati per lottizzazione abusiva; la vecchia fabbrica è diventata un complesso di appartamenti affacciati sul mare, questo è ciò che contesta la Procura. Le fornaci Sieci invece potevano diventare un polo culturale e non il giocattolo di una onlus.

 

Fonte: Latina Oggi

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