La rivoluzione del settore ittico

La rivoluzione del settore ittico

Pesca

Pesca

Per l’Italia il grado di autosufficienza ittica è sceso dal 32,8% al 30,2% negli ultimi due anni, il che è dimostrato dal fatto che il giorno in cui si diventa dipendenti dalle importazioni arriva nei primi sei mesi dell’anno. Tale situazione è dovuta ad una diminuzione degli sbarchi di pesce pari a 30.000 tonnellate e ad un aumento di 20.000 tonnellate nella produzione di prodotti provenienti dall’acquacoltura. Tuttavia, nonostante il consumo sia diminuito, tale riduzione non è stata abbastanza veloce rispetto al suo deficit di importazione.

Ciò significa che, nonostante un consumo leggermente inferiore, il nostro Paese è di fatto sempre più dipendente dal pesce proveniente da acque non-europee. L’Italia rimane dipendente dal pesce extracomunitario per sostenere circa il 70% dei suoi consumi. La popolazione mondiale cresce, il consumo di pesce pro capite aumenta (più 3,6 per cento l’anno) e i pescherecci diventano sempre più potenti. Risultato: si pesca troppo (e spesso in modo non selettivo!), tanto che si preleva pesce dal mare a un ritmo più veloce del tasso di riproduzione degli stock ittici.

Il Parlamento europeo ha recentemente espresso con una maggioranza di 502 voti la volontà di porre fine al sovrasfruttamento della pesca entro il 2015 con l’obiettivo di recuperare gli stock entro il 2020.

Questo, a mio modesto parere, si traduce in un’applicazione rigida del Regolamento Comunitario e della Licenza a Punti, condizioni che nel medio termine fermeranno in banchina diversi sistemi di pesca.

Avere accettato passivamente alcuni articoli delle norme comunitarie, ci ha precluso la possibilità di dimostrare alcune specificità presenti in una parte dei nostri 8000 km di costa.

Non solo, investire miliardi nell’acquacoltura, ha come diretta conseguenza l’allontanamento dalla pesca professionale, soggetta a regole e veti che finiscono, grazie alla licenza a punti, per annullare il valore di un peschereccio.

Oggi si addita il pescatore, ma dove era la ricerca quando il Ministero concedeva autorizzazioni per migliaia di tonnellate e di potenza motore?

Abbiamo constatato che la riconversione delle spadare non ha funzionato, tantomeno quella delle draghe idrauliche.

E il rilascio di licenze sperimentali per la pesca del pesce azzurro? Chi ha spinto per questa strada?

Ponza, Formia, Gaeta, Minturno,Terracina, quelle maggiormente colpite da queste ultime decisioni, e con quali risultati?

Disoccupazione, demolizioni, mancanza di alternative.

Le isole, senza alcun dubbio, attraverso l’incertezza dell’applicazione della rete denominata ferrettara, si sono ritrovate isolate e tendenti allo spopolamento.

A tal proposito chiesi l’intervento di diversi parlamentari, quali il Sen Pedrizzi, il Sen Forte, L’On Conte, per presentare interrogazioni precise sulle condizioni future degli isolani.

“Forse” però non siamo stati rappresentati al meglio a Bruxelles, e oggi ne paghiamo le conseguenze, anzi, i pescatori sono quelli che pagano il prezzo più alto.

Erminio Di Nora

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