Precariato, a rischio il personale Ata del sud pontino

Precariato, a rischio il personale Ata del sud pontino

Scuola

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Sono circa cinquanta le persone che fanno parte del personale Ata del sud pontino che non ha un posto fisso. Precari, che da anni attendono una stabilizzazione. Persone che ogni mattina si preparano e attendono la chiamata di qualche scuola del territorio per coprire il servizio. Una chiamata che però spesso non arriva, nella vana attesa di guadagnare una giornata di lavoro.

“Dopo tre anni di sacrifici – spiega G.P. 57 anni – siamo riusciti ad avere degli incarichi annuali, poi via via siamo arrivati alla chiamata mattutina. Spesso restiamo senza lavorare e la cosa peggiore è che non maturiamo la disoccupazione”.

Come se non vi fossero già grossi problemi, per questo personale precario arriva oggi un altro grattacapo: i lavoratori dell’ex cravattificio Pompeii di Formia. Già, perché grazie ad un progetto della Provincia di Latina verranno collocati per sei mesi nelle scuole del golfo di Gaeta, scavalcando il personale Ata che è in graduatoria per essere posto in servizio.

Il progetto dovrebbe partire a giorni ma c’è di più, perché secondo indiscrezioni sembra sia stato tenuto fermo per mesi (doveva infatti essere avviato già a febbraio) per farlo partire in occasione delle elezioni comunali di Formia. Forse per supportare la candidatura di qualcuno degli aspiranti sindaci? Posti di lavoro in cambio di voti, sembrerebbe. Il solito discorso clientelare della politica, triste spettacolo che si ripete ad ogni tornata elettorale. A discapito di chi oggigiorno stenta ad arrivare alla fine del mese perché lavora saltuariamente.

Così abbiamo una sorta di guerra tra poveri: da una parte i lavoratori dell’ex cravattificio che cercano una ricollocazione e dall’altra il personale Ata inserito in una graduatoria per entrare in servizio.

“Quello che chiediamo – spiega il signor G.P. a nome degli altri colleghi – è che venga rispettata la graduatoria nella quale siamo inseriti e che abbiamo maturato con anni di servizio. Non vogliamo essere scavalcati da altri, seppur bisognosi anche loro di lavoro ma è pur vero che non hanno le competenze adatte a svolgere il nostro servizio”.

Giuseppe Mallozzi

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