Le spadare e la morte sociale

Le spadare e la morte sociale

Spadare

Spadare

Non ho dubbio di ritenere fondate le notizie apprese oggi su qualche organo di stampa. Allo stesso modo, “qualcuno” avrebbe dovuto essere più attento nel verificare le mie vecchie proposte, recepite e avanzate quali interrogazioni parlamentari dall’ On. Conte, dal Sen. Pedrizzi e dal Sen. Forte, e che riguardavano proprio lo spopolamento delle isole minori e dei porti pescherecci, lì dove era maggiore la presenza dei pescatori di pesce spada.

Non ho dubbio neanche di apprendere che navi battenti bandiera extra UE continuino a pescare il pesce spada in acque internazionali, distruggendo allo stesso modo le stesse specie addotte ai pescatori Italiani.

Non ho dubbio di ritenere valido e importante il piano di riconversione, che sarebbe dovuto avvenire attraverso l’utilizzo della rete denominata ferrettara, proprio dal nome di chi l’ha studiata e proposta.

In Italia abbiamo “offerto” un lavoro a queste persone, per poi dire loro, dopo anni, che si trattava di un mestiere ai limiti della legalità, non ben visto dalla UE.

La domanda sorge spontanea : chi ha rilasciato a quegli stessi pescatori la licenza per utilizzare quel mestiere di pesca?

Ragion per cui, una volta fatta la ricerca, che a mio avviso doveva anticipare il rilascio della licenza spadara, o di qualsiasi altro sistema di pesca, il piano di riconversione e il piano di mantenimento dei posti di lavoro sarebbe dovuto essere effettivo.

Non basta un decreto legislativo, come il n. 226/2001, per dare risposte concrete, se non accompagnato da un regolamento attuativo.

Pescaturismo, Ittiturismo, denominazioni che nella maggior parte dei casi non hanno avuto riscontri pratici da parte di Enti e Pubbliche Amministrazioni.

Troppo spesso, ad esempio, dal Veneto alla Sicilia, alcune di queste attività sono state viste come concorrenziali rispetto a quelle più specificatamente turistiche, e per questo motivo, burocratizzate al massimo.

IO sono per la tutela delle specie ittiche, per il mantenimento di aree nursery, per la lotta all’inquinamento ( cosa di cui non si parla in questi giorni ), per il rispetto di regole che non possono prescindere dal ciclo biologico delle specie bersaglio, per un controllo più attento della pesca sportiva, e per tante altre condizioni che la Natura merita proprio come elemento fondante della Nostra esistenza, ma IO sono anche una persona che propone e che chiede sostegno a quanti si trovano nelle condizioni di poterlo fare, di mantenere i livelli occupazionali, avvicinando i giovani e valorizzando le produzioni tipiche locali.

Dal 2002 le reti ammesse in sostituzione delle spadare sono le ferrettare che si differenziano sia per la lunghezza inferiore (al massimo 2,5 km) sia per la larghezza delle maglie (massimo 10 cm). Mentre inizialmente potevano essere utilizzate oltre le 10 miglia dalla costa e con una maglia eccessiva (18 cm), dal 2012 possono essere utilizzate solamente entro le 3 miglia dalla costa il che dovrebbe impedire la pesca di pesci pelagici.

Le repressioni portano solo “morte”, mentre il confronto e la verifica sul campo, possono riunire il mondo della ricerca e gli attori primari, i pescatori, che fino ad oggi non hanno fatto altro che applicare le norme scritte da “qualcuno” nei decreti che hanno permesso loro di lavorare.

Erminio Di Nora

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